La manifestazione
«A Venedretta C regolamento calpestato»
I gestori della cava attaccano l’amministrazione per la delibera che autorizza il trasferimento di “diritti di concessione”
CARRARA. La delibera 487 del 18 ottobre, autorizza il trasferimento dei “diritti di concessione” di alcuni mappali della cava Venedretta C n. 161 (il 50% della cava stessa) del bacino di Gioia, dalla famiglia Muttini alla ditta Mpa Marmi Pregiati Apuani srl di Alberto Franchi. I gestori della cava stessa, Ilaria, Marco e Marianna Ricci della società Ricci che ormai da cinquant’anni gestisce la stessa cava, contestano, fra l’altro, il fatto che la delibera sia stata adottata quando ancora è aperto un procedimento giudiziario annoso; e sottolineano che, a loro avviso, questa delibera avallerebbe le rendite parassitarie. Il caso è stato anche preso in considerazione dall’inviato di Report, Bernardo Iovene, che tratterà la vicenda nella puntata di lunedì 11 novembre. Scrivono nella loro lettera aperta Ilaria, Marco e Marianna Ricci. «Nel dibattito che quotidianamente si accende sul problema degli agri marmiferi comunali vogliamo portare all’attenzione dell’opinione pubblica il caso, di natura anche politica, che ha costituito oggetto della delibera di giunta n. 487 del 18 ottobre 2013 con la quale il Comune di Carrara ha autorizzato gli eredi Muttini al trasferimento di diritti di concessione alla società Mpa Marmi Pregiati Apuani Srl. Indispensabile premettere - osservano i Ricci - come i soggetti beneficiari e destinatari di tale delibera siano stati definiti dallo stesso Comune di Carrara in una sua memoria difensiva prodotta in un giudizio: “Gli eredi Muttini non possono certo dirsi proprietari e neppure titolari del diritto di coltivazione, considerato che la relativa concessione è stata rilasciata a partire dal 1998 anche in ragione di un preuso più che quarantennale alla soc. Ricci. Gli eredi Muttini inoltre non sono neppure possessori e/o detentori della cava di cui si tratta, che si trova nella materiale disponibilità della soc. Ricci che la gestisce in maniera autonoma da qualche decennio come peraltro risulta pacificamente ammesso da tutte le parti del presente giudizio”. Come sia possibile che questi soggetti possano essere autorizzati dal sindaco Zubbani, dal Vicesindaco Vannucci, che si scaglia in ogni sua dichiarazione contro le rendite parassitarie, dalla Giunta Comunale del Comune di Carrara con il parere favorevole del Settore Marmo nella persona del dott. Tonelli e del responsabile del procedimento geom. Galassi a tale operazione? Non possiamo che credere che in questa vicenda l’unica verità sia quella di garantire e favorire rendite parassitarie, certamente milionarie a soggetti che non mai hanno esercitato alcuna attività estrattiva, che non hanno in questi cinquanta anni mai pagato un centesimo di tasse al Comune di Carrara. Non possiamo non domandarci per quale motivo il Comune di Carrara da una parte dichiari l’estraneità di questi soggetti alla coltivazione della cava e dall’altra non ne abbia mai dichiarato la caducazione dagli Agri Marmiferi».
«Rendita parassitaria». «Infatti - si sottolinea - in questo caso la rendita parassitaria verrà esercitata su un bene indisponibile del Comune di Carrara, un bene di tutti che verrà acquistato dai soliti grandi operatori del settore che agiscono in evidente stato di limitazione della concorrenza e del libero mercato. Questi non sono beni estimati, sono agri marmiferi! L’articolo 6 del Regolamento al quale la delibera fa riferimento stabilisce che possa essere autorizzato dalla Giunta il trasferimento di concessioni; in questa delibera è stato coniata ad hoc per la circostanza il nuovo termine Diritti di competenza, in quanto su questi mappali non esistono concessioni. Il sindaco, il vice sindaco, il dott. Tonelli ed il geom. Galassi ci spiegheranno cosa significa diritti di competenza? Competenza su cosa? Competenza di chi? A vantaggio di cosa? A vantaggio di chi? Chi guadagna in questa operazione?».
«Illegalità». A detta dei Ricci, «L’inerzia dell’amministrazione nel non portare a termine i procedimenti volti al rinnovo rilascio delle concessioni ex art. 14, dal 1996 prima e dal 1999 con la riapertura dei termini poi, ha generato e creato uno stato di illegalità tale per cui oggi la maggior parte delle cave esercitano le loro attività pur essendo prive di Concessioni in violazione dell’art. 3 del Regolamento, che subordina l’autorizzazione alla attività estrattiva all’esistenza di una concessione. Anzi il fatto che la maggior parte delle cave non abbia la concessione viene addotto come giustificazione dall’amministrazione ogni volta che vanamente si cerca di ottenere una qualsivoglia risposta. Cosa ha fatto l’amministrazione dal 1996 ad oggi, cosa ha fatto in questi 17 anni? Gli Agri Marmiferi sono patrimonio indisponibile e come tali vanno tutelati e amministrati nell’interesse di tutti, nell’ambito delle leggi di diritto pubblico e quindi amministrativo, e la loro gestione non può essere demandata al diritto privato».
E aggiungono Ilaria, Marco e Marianna Ricci: «Comprendiamo e condividiamo quindi l’appello del Pubblico Ministero, dottoressa Soffio quando esorta i cittadini a svegliarsi e a non farsi derubare del loro patrimonio, ma non possiamo che domandarci a chi ci si deve rivolgere quando le istituzioni sono sorde? Quando il concetto di buona amministrazione, di democrazia, di cosa pubblica manca già all’interno delle istituzioni è facile capire perché l’autorità giudiziaria trovi le difficoltà più volte denunciate nel portare a termine le indagini ance di questi giorni.
Concludiamo citando la nota del Sindaco Zubbani agli organi di informazione del 30 luglio 2013 a commento della bozza del nuovo regolamento: “(....) il principio fondamentale (è) il rafforzamento del ruolo del Comune non solo e non tanto con me proprietario degli agri marmiferi, ma soprattutto come titolare della potestà istituzionale in materia di programmazione, pianificazione e regolamentazione (....). Quindi una visione pubblicistica, con una finalità pubblica (....) una risorsa fondamentale per il Comune di Carrara, strettamente connessa e strumentale al proseguimento dei propri fini istituzionali”».
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