Il Tirreno

Se la casa è cosmica: dai Trulli alla Mongolia

di CInzia Carpita
Se la casa è cosmica: dai Trulli alla Mongolia

Oltre a sapori, aromi e colori la manifestazione offre tantissimi spunti In mostra a Carrarafiere esempi dell’abitare fra spiritualità e natura

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CARRARA. Puoi passare davanti a ogni stand anche dieci volte, soffermarti altrettante ad ammirarlo e avere ad ogni sosta la sensazione di averlo “saltato” nelle esplorazioni precedenti, tanto è ricco il campionario esposto: sono talmente tanti i colori, i profumi, le immagini che ti si parano davanti, da innescare una sorta di scoperta non-stop. E’ questo il primo impatto affascinante con il Festival dell’Oriente, a Carrarafiere fino al 3 novembre.

Un Festival che ti invita a non guardare freneticamente, ma a soffermarti, a passare e ripassare nello stesso giorno di visita in ogni padiglione, in ciascuno stand. Un Festival ricchissimo che ha subito calamitato l’attenzione di centinaia di visitatori. Ieri i padiglioni di Carrarafiere erano affollatissimi.

Fra i tanti aspetti di grande interesse (impossibile fare una graduatoria perché c’è veramente di tutto), colpisce il concetto dell’abitare, dove la casa diventa anche il luogo della meditazione, dell’unione fra la terra e il cielo.

Ecco allora le case mongole, che non sono solo esposte per mostrare la tradizione di quel popolo. Marilena Gulletta, 44 anni, ha saputo fondere l’idea dei trulli pugliesi con quell’abitare “rotondo” dei nomadi mongoli, che lei frequenta dal 2004. In fiera espone una casa ecologica, smontabile, abitabile in inverno e in estate, che unisce i colori della sua Puglia con le tradizioni tecniche delle steppe asiatiche.

Le case che crea con gli artigiani mongoli (la loro è un’arte millenaria protetta dall’Unesco), sono numerate, quindi pezzi unici. Il tetto in cotone e poliestere riciclato (con al centro una finestra per vedere il cielo, una sorta di orologio astronomico), nessun ancoraggio a terra, pareti fatte con stecche di legno e feltro lavorato a mille aghi. Una casa così, di 5 metri di diametro, costa circa 6.000 euro. All’interno un arredamento con i simboli del cielo, dell’aria, del fuoco e della terra. La si può mettere in giardino. Più complicato pensare di trasformarla in abitazione principale, per via delle norme edilizie.

Infatti, spiega Alessio Bennati in uno stand poco distante con un’analoga casa mongola, per realizzare un eco villaggio cerimoniale a Montefreddo di Tredozio (Forlì), c’è voluto qualche anno per avere tutti i permessi. Un villaggio di case in stile mongolo, dove si uniscono natura e spiritualità, i suoni del bosco, le passeggiate introspettive. Insomma, un antidoto allo stress delle vita moderna. Molti visitatori del Festival dell’Oriente sono voluti entrare in queste case mongole, e fotografarle.

La kermesse a Carrarafiere offre innumerevoli spunti per momenti di isolamento e di meditazione: quasi un paradosso nel caotico ordine dei colori e dei profumi esposti sui tanti banchi. Una grande cupola grigia si staglia nel padiglione D, una novità a Carrara, che ha però già fatto un bel giro nel mondo, e i Italia, in occasione di altri altri festival. Si tratta di un cinema “immersivo” ideato da un monaco russo che pratica la disciplina spiriturale Gaudiya Vaisnava. Si entra nella cupola pagando pochi euro per assistere a uno spettacolo magico: sulla cupola e attorno agli spettatori si apre un mondo di colori e di suoni che sviluppano i temi della natura dell’anima, della creazione del cosmo, dell’evoluzione della coscienza.

Uscendo dal globo, ci si immerge nuovamente nell’atmosfera degli stand: fumi aromatici, danze tipiche di vari Paesi orientali sui palchi allestiti nei padiglioni, voci e tamburi di monaci. Dimostrazioni artistiche, come le scritture asiatiche, abiti, oggettistica, vasellame, e una ampia gamma di prodotti naturali e biologici per il benessere. Non mancano i massaggi orientali, a cui il pubblico di visitatori può sottoporsi per provarne l’efficacia. Centinaia di spezie, di infusi di erbe aromatiche, i tanti tipi di the, e molteplici terapie e prodotti derivanti da antichi insegnamenti. C’è anche il “benessere galleggiante”, una forma di relax su altalene che cullano il corpo.

Elencare proprio tutti i contenuti del Festival dell’Oriente è praticamente impossibile. Bisogna visitarlo.

Anche ciò che appare curioso o buffo, ha invece origini serissime che affondano la radici nei secoli: come la Face painting. Ci si può far dipingere la faccia (e a quanto pare si sottopongo a questa esperienza molte persone adulte più che bambini) scegliendo i lineamenti del leone, della farfalla, del fiore e altri disegni. Esperte giovani trasformano i visi e spiegano, mostrando libri illustrati, che ad avere i volti dipinti erano le gopi dots, cioè le pastorelle servitrici di Krishna. Utilizzavano colori naturali. Oggi si usano quelli sintetici ma l’effetto è comunque suggestivo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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