Il Tirreno

«Mi ha infettato e lo ha detto sul web»

«Mi ha infettato e lo ha detto sul web»

La denuncia choc di una giovane mamma: il mio ex non mi ha detto di essere sieropositivo, mi picchiava e mi perseguita

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CARRARA. Pensava di avere trovato l’amore, e invece non sapeva che si sarebbe rovinata la vita: infettata con il virus Hiv e poi picchiata, perseguitata. Come ultimo “regalo” di quel compagno violento, l’annuncio via Facebook e su Whatsapp: «E’ sieropositiva». Questo il contenuto di una denuncia choc presentata da una giovane mamma, vittima - così spiega nella querela - da oltre due anni di angherie e soprusi. Ora ha preso coraggio, si è rivolta ad un legale di fiducia - l’avvocato Vittorio Briganti di Carrara - e ha raccontato tutto ai carabinieri e alla Procura.

Non era ancora ventenne la giovane quando rimase affascinata da questo nostro concittadino più grande di lei di oltre 15 anni, separato. Il grande amore: dopo una settimana, accettò di andare a convivere. Lui però - così si racconta ai carabinieri - è geloso della compagna più giovane, diventa aggressivo; ha anche un’attività, e la porta a lavorare con sè. Anche sul lavoro inizia a criticarla, a denigrarla. E ad alzare le mani. Lo ripetiamo che si tratta di una denuncia di parte, che ovviamente darà il via a un’inchiesta e solo la magistratura potrà stabilire quante di queste accuse sono fondate. Diciamo anche che la giovane allega alla denuncia della documentazione. Esaminiamo quindi il contenuto della querela di parte. Un giorno, lui la chiude in bagno, le toglie il cellulare; poi diventa un’abitudine; la prende a schiaffi di fronte ai parenti di lei.

Rimane incinta: dalle prime analisi del sangue, emerge che è positiva all’Hiv; lui nega di essere a conoscenza della sua condizione di sieropositivo. Emerge che anche una sua altra ex è però stata infettata. La giovane, sconvolta, spera in cuor suo che, almeno adesso che è in dolce attesa, le cose si possano placare. Ma nella denuncia spiega che al quarto mese di gravidanza subì un'aggressione pesante: fu scaraventata giù dalle scale e colpita al ventre con un calcio, lui avrebbe voluto che non avesse più rapporti con la sua famiglia di origine e che non raccontasse alla famiglia della sieropositività. Quando lui le dà un pugno in faccia, poi l’accompagna al pronto soccorso: i sanitari si informano, cercano di capire, allora la riporta via.

In tanto buio, una luce: il figlio nasce sano, non sieropositivo. Un piccolo miracolo.

Ma l’incubo continua: quando il bimbo piange, lui va in escandescenze. La giovane mamma torna in famiglia, ma la casa è inadatta a crescere il bambino; torna da lui, ma dopo qualche mese di calma apparente, il rapporto degenera. A febbraio scorso lui - scrive l’avvocato Briganti nella denuncia - le dà un calcio mente ha il bimbo in braccio. Lei si rifugia in camera, ma l’uomo sfonda la porta e - denuncia la giovane mamma - la picchia. Un’altra volta litigano mentre lei è ai forneli, lui le prova a spingere la faccia verso il fuoco, lei si difende, si ustiona a una mano, gli lancia una padella ma non lo colpisce. Finalmente a luglio la decisione di lasciarlo definitivamente, poi non cede più alle richieste di lui di ripensarci. E allora, ecco che sarebbe avvenuta la “violenza” telematica: la giovane denuncia che lui le ha rubato la password di Facebook, ed ha “postato” sul suo profilo che lei era sieropositiva all’Hiv; e la tempesta di messaggini. Si presenta a casa dicendo di voler vedere il bambino, in realtà - così si afferma nella denuncia - si appropria di cellulare e Ipod, e su Whatsapp ridà la notizia che lei è sieropositiva. A spingere la giovane madre a presentare denuncia è anche la circostanza che lui le ha comunicato che da qualche tempo sta frequentando una ventenne e senza rapporti protetti il rischio è che anche questa giovanissima possa avere la vita rovinata. Da qui la denuncia per lesioni gravissime (il contagio da Hiv), offese, percosse, minacce, stalking e in aggiunta il fatto che non starebbe più versando gli alimenti per il figlio.(m.b.)

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