Il Tirreno

Il bagno sacro che parla dell’amore materno

Il bagno sacro che parla dell’amore materno

La cerimonia suggestiva dell’Abisheka. I rituali della tradizione indovedica E le creazioni coreane: dai nodi patrimonio culturale, alle stoffe patchwork

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CARRARA. Abisheka: l'amore di una madre diventa una sacra cerimonia. Ognuno di noi ha il suo personale modo di mettersi in contatto con quello in cui crede.

La storia delle religioni ci insegna che ciascuna fede ha i suoi riti e le sue speciali cerimonie. Incensi, preghiere, offerte, canti, saranno parte di quell'antichissimo e affascinante rituale della tradizione Indovedica che quest'anno gli Hare Krishna condivideranno per la prima volta con il grande pubblico del Festival dell'Oriente.

L'Abisheka, cioè il bagno sacro delle Divinità, è un quotidiano rito, svolto ogni mattina dai fedeli, durante il quale si offrono acqua purificata per simboleggiare la vita, petali di fiori per l'amore, miele per l' affetto, latte e altri vari elementi naturali intimamente connessi agli stati d'animo del fedele, in segno di amore e devozione al Divino.

Come una madre al mattino lava, veste e prepara il proprio figlio ad affrontare il nuovo giorno, allo stesso modo gli Hare Krishna si comportano con le loro divinità, in modo non solo da rendere grazie per la vita donata, ma da impegnarsi in modo viscerale a condurre una vita pienamente devota anche con loro stessi. Una magica atmosfera coinvolgerà i visitatori del Festival, che potranno apprezzare la poesia di questi momenti.

I dolci movimenti sono accompagnati da canti meditativi in modo da coinvolgere ogni senso e creare un'atmosfera mistica capace di risvegliare sentimenti spirituali profondi in tutti i partecipanti. Un fantastico inizio di giornata, nel Padiglione C.

Un altro pezzo di Oriente, un'esperienza semplice, gioiosa, dolcissima, che tocca il cuore e conferisce grandi benedizioni a tutti i fortunati partecipanti.

Altri momenti particolari si possono apprezzare al festival dell’Oriente, girando fra gli stand.

Scoprendo ad esempio l’anima della Corea: grazie all’associaozne Co.A.In si potrà imparare l’arte dei nodi coreani, che sono considerati così importanti da costituire un patrimonio culturale tutelato come bene intangibile.

Intrecci simetrici, i verticale e in orizzontale: trentadue tipi di nodi ed ognuno ha un nome che richiama la nautra, come libellula, falfalla.

Su un banco spiccano pezzi di stoffe coloratissime, che formano disegni armoniosi: sono come tanti quadretti, realizzati con la tecnica denominata Joo Gack Boo, in pratica una sorta di patchwork coreano: scampoli di stoffa vengono messi insieme e curiti dalle donne dell’isola di Jeji.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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