Il Tirreno

«Troppa faciloneria nel lanciare sos»

«Troppa faciloneria nel lanciare sos»

Il Soccorso Alpino sempre sotto pressione nella stagione di raccolta chiede più attenzione e rispetto delle regole base

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COMANO. Appena domenica scorsa l’ennesimo caso di fungaiolo disperso nei boschi - 23 in un mese e mezzo - poi puntualmente trovato dai soccorritori mentre era a poche decine di metri dal punto dove aveva lasciato l’auto prima di addentrarsi (da solo) in un groviglio di boschi al Passo del Lagastrello.

Però il suo sos lanciato tramite cellulare al 118 che poi lo ha dirottato al Soccorso Alpino, ha messo in moto una colossale macchina d’intervento, alla quale solo le avverse condizioni meteo hanno impedito si unissero gli elicotteri.

Restando ben chiaro che, in caso di qualsiasi tipo di sos, tutte le associazioni di soccorso si affannano a intervenire, certe volte (e in questa stagione il numero è rilevante) le richieste di aiuto vengono lanciate con troppa disinvoltura, anzi con eccesso di faciloneria, da persone che, con estrema leggerezza si avventurano in zone impervie nelle quali dovrebbe andare solo chi ne è perfetto conoscitore, oltrechè essere provetto camminatore in montagna.

Claudio Giannoni, responsabile della stazione di Soccorso Carrara-Lunigiana, ricordando che il suo gruppo fa parte del Sast (Soccorso alpino e speleologico toscano, organo del Cnsas (Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico) e che il suo gruppo è composto da 24 volontari e 5 aspiranti volontari, di cui 4 tecnici di elisoccorso, 4 medici e 2 infermieri specializzati in ambiente impervio, una unità cinofila e il resto dei componenti tecnici di soccorso.

«La nostra regola è l’addestramento continuo frequentando le montagne in tutte le stagioni per poter essere sempre pronti e allenati per portare soccorso a chi lo necessita - sottolinea Giannoni - ringraziamo i funzionari del Comune di Carrara che ci hanno e, ancor oggi, ci aiutano nell’espletare la nostra attività che non si limita a intervenire solamente sui fungaioli e alpinisti in difficoltà, bensì adoperandoci anche quando avverse condizioni meteo colpiscono la nostra città e i paesi a monte; siamo sempre disponibili ad aiutare chi, della montagna ha fatto la sua vita, chi ci lavora, chi ci abita e la frequenta. Detto questo, però, vorrei ribadire ancora una volta che tanti nostri interventi potrebbero essere risparmiati se, coloro che vanno a funghi, rispettassero regole base per la sicurezza, loro e altrui, dato che ogni operazione di soccorso implica rischi anche per chi la mette in atto. Una chiamata di soccorso, come minimo, comporta l’intervento di decine di uomini, sia nostri che delle tante associazioni di volontariato e soccorso che ci affiancano, non dimenticando vigili del fuoco, Forestale e carabinieri e, cosa ancor più importante, gli elicotteri. Spesso, purtroppo, la leggerezza di qualche “provetto fungaiolo” mette in moto un apparato che poi si rivela inutile». C’è chi chiede aiuto tramite cellulare credendosi sperduto chissà dove, mentre è vicinissimo a strade, case o al gruppo dei compagni da cui si è distaccato. C’è chi lancia sos in nome di un amico che ha perso di vista, mentre lui è invece tranquillo, ignaro, e magari poco distante, a cercare funghi. Esiste poi il tipo che, pur non conoscendo la zona, si inerpica in posti da capre dove poi puntualmente smarrisce la via del ritorno. Poi ci sono quelli che, non in perfette o addirittura precarie condizioni fisiche, tipo cardiopatici, diabetici e altro, vanno nei boschi, camminano un po’ e poi non ce la fanno più a reggersi in piedi perchè non si sono portati dietro dei farmaci specifici per il loro stato di salute. Infine, ma non certo ultimo in ordine di importanza, come di recente successo, il tipo che chiama aiuto dicendo di essere in seria difficoltà, ma quando viene raggiunto, rifiuta di essere trasportato in ospedale, guarendo improvvisamente da “infermità” davvero effimere. Ma ci sono, di contro, tanti casi di reale gravità e quindi ai soccorritori non resta altro che correre a ogni richiesta di aiuto.

Fabrizio Palagi

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