Gioco
Sempre meno turisti italiani in netto calo e vacanze accorciate
La statistica fotografa la cattiva salute del settore Il commissario: eppure lì dobbiamo puntare per il rilancio
MASSA. I dati - con un bel meno 11,82% di arrivi nei primi 9 mesi del 2013 - fotografano i fatti, senza se e senza ma: il turismo non è un settore in buona salute. E questa, purtroppo non è una novità. Il commento a quei dati, firmato Osvaldo Angeli, invece, è il segno che qualcosa sta cambiando, che la politica e le istituzioni una consapevolezza ce l’hanno e la traducono in un’equazione: turismo uguale rilancio. «I dati non sono positivi - esordisce Angeli - il settore è ancora debole. Certo non possiamo trascurare gli altri motori dell’economia, manifatturiero in primis, ma davvero i turisti rappresentano una risorsa su cui investire». E su cui concentrare le energie. Di tutti, istituzioni comprese: «La precondizione per il rilancio del settore è la cura del territorio, dall’arredo urbano alla messa in sicurezza del dissesto idrogeologico». Certo al segno meno ha contribuito - e non poco - la natura che nel 2013 ha messo alla prova la terra apuana: alluvione e sisma hanno inferto una botta non da poco all’economia turistica. Complessivamente gli arrivi scendono di oltre 11 punti percentuali. E le presenze (dato relativo ai giorni di permanenza) si contraggono del 12%.
Soffre di più l’extralberghiero: sempre meno turisti e vacanze sempre più brevi. Nei primi nove mesi dell’anno, rispetto al 2012, il 10,7% in meno di italiani ha scelto B&B, camping, agriturismi. Davvero latitanti gli stranieri (-15,83% gli arrivi, -22,2% le presenze). Chi, per trascorrere le vacanze in terra apuana, valica i confini preferisce la comodità dell’albergo e punta agli hotel “stellati”. I connazionali nella hall si fanno vedere poco (-16,67% di arrivi e -16,81% di presenze), gli stranieri, invece, sono in crescita del 4% circa. In aumento anche negli hotel della Lunigiana. Sono lontani - e la cosa ormai è assodata - i tempi in cui le famiglie trascorrevano settimane in riva al mare: i bagagli rimangono aperti per 4 giorni (4,2 per l’esattezza), poi addio Apuane. Più incoraggiante - perché il settore di coraggio ha comunque bisogno - il confronto con il 2011. I turisti italiani, rispetto a due anni fa, aumentano e, anche se la vacanza si accorcia (-17,29% le presenze), riprendono il fiato gli alberghi. Un’occhiata al biennio e a parlare è l’evidenza: al camping, all’ostello e in agriturismo ci si trattiene sempre meno. Una vera picchiata libera quella delle presenze nel settore (-17,29% quelle italiane). Dati certi, elaborati dall’ufficio statistiche e presto sul tavolo intorno a cui si riuniranno istituzioni e categorie. Perché la sfida è disaggregarli per farne - ne sottolinea la necessità Marina Babboni, dirigente del settore a Palazzo ducale - il punto di partenza delle politiche turistiche. Per semplificare: valutare la provenienza dei flussi è il primo passo per decidere dove e come focalizzare la promozione, sui mercati emergenti o su quelli consolidati. Una vera sfida per un territorio in forte crisi industriale.
Chiara Sillicani
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