Il Tirreno

«In lotta col fango per salvare vite umane»

Juri Gorlandi ricorda i terribili momenti dell’alluvione di Aulla quando trasse in salvo tre persone

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AULLA. Sono passati due anni da quel terribile 25 ottobre 2011, ma Juri Gorlandi ricorda ancora bene quei lunghi minuti di terrore, quando salvò da morte sicura Aldo Amorfini, ex assistente tecnico dell’Iti di Aulla, in trappola nella cantina di casa.

Se è sopravvissuto è merito del 24enne Juri Gorlandi, giovane e dinamico imprenditore del settore idraulico, vicecoordinatore provinciale della Giovane Italia, ma anche nel consiglio della Pubblica assistenza di Aulla.

In realtà, in quei concitati e drammatici momenti, Gorlandi ha tirato fuori dai guai anche una giovane, Serena Sarti, che era in auto e aveva l’acqua a metà portiera, e, insieme al brigadiere dei carabinieri Marco Manetta, ha tratto in salvo anche l’ex sindaco Elviro Furia. E' l'oggi che ci interessa raccontare, ma Juri Gorlandi, che parla sopraffatto dall'emozione, si lascia trasportare nel racconto di quei minuti terribili: «Ricordo con lucidità quei momenti, in tutti i particolari rimasti indelebili nella mia mente. Il Magra che sfiorava il ponte che porta a Tresana, la corsa verso Aulla per prestare aiuto, fortunatamente interrotta alla Filanda, dove Aldo urlava aiuto. E poi via verso Aulla, dove con l'aiuto del brigadiere Manetta, che teneva salda la corda a cui mi ero assicurato, abbiamo letteralmente pescato due persone stremate in mezzo alla corrente che sferzava via Resistenza. E quella notte e' stata solo l'inizio per tutti quelli che hanno perso persone care, i ricordi di una vita e che oggi, dopo ben due anni, sono ancora in mezzo all'acqua».

E' Gorlandi a passare direttamente all'attualità di queste ore, segnate da un maltempo che non fa dormire sonni tranquilli, e alla triste realtà di una ricostruzione mai partita: «Penso che il detto "la storia insegna" ad Aulla non sia valido, perché passano gli anni e continuano vergognosamente le solite criticità, senza che nessuno abbia mai provato a fare qualcosa. Spero il prossimo anno, in questo periodo, di vedere una Aulla cambiata, una città che prende atto delle criticità e si muove per mitigarle, perché nessuno deve trovarsi davanti alla morte nella sua cantina. Aulla e' la città dove vivo e dove ho le persone a me care. Non voglio pensare che il futuro sia un continuo degrado che tutti, ogni giorno, tocchiamo con mano».

Gianluca Uberti

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