Lutto
«È vero, qui vige la regola del “cos’ t vo”?»
Trudiana Flush: i carraresi non sono nati nel commercio, dimenticano di essere a servizio del cliente
CARRARA. Ci sono alcune voci fuori dal coro. E una è quella di una delle commercianti storiche di Carrara, la signorina Trudy della pasticceria Caflish
Lei non è carrarese. La famiglia di Trudiana Flush, del bar pasticceria Caflish in via Roma, è arrivata in città dalla Svizzera nel 1871.
Lei, dopo una parentesi nella sua terra d’origine per conseguire la laurea, è tornata sotto le Apuane. E il mondo del commercio cittadino può vantarsi di conoscerlo davvero bene.
«Non posso parlare delle nuove generazioni, quelle non le conosco - comincia col dire la signorina Trudy, così la conoscono tutti - Ma per il resto posso solo confermare quello che ha scritto il presidente del consiglio comunale Luca Ragoni a proposito della scortesia carrarese».
«I commercianti, non tutti questo è bene precisarlo, qui hanno un modo di fare tutto particolare quello del “cos’ t vo?”- prosegue la titolare di Caflish - Una volta entravi nei negozi e capitava di essere accolti così: cos’ t vo? Cosa vuoi? I commercianti sorridono poco, e a volte sembra un’impresa anche dire buongiorno e buonasera. Senza considerare che, quando uno entra in un esercizio, anche solo per dare un’occhiata, sembra quasi si vada a dare noia».
«Ricordo - continua - che quando da piccola mio padre mi potò a Verona, io abituata a stare a Carrara, rimasi colpita che nei negozi dicevano tutti quei Grazie e prego. Da noi l’avevo sentito ben poche volte».
E la signorina Trudy dà una spiegazione storica di questo modo di fare dei commercianti apuani.
«Il fatto è che chi è al pubblico deve ricordarsi che sta facendo un servizio - precisa - a Carrara a volte se lo ricordano male. Credo che questo faccia parte del carattere, scolpito nel marmo: del resto tornando indietro negli anni la principale occupazione in questo territorio era legata alle cave».
«Non è un caso - continua - che nel mondo del commercio cittadino di carraresi, all’inizio, ce ne fossero ben pochi: quelli delle stoffe arrivavano dalla provincia di Parma, i vinaioli dalla Toscana, come quelli che con le pelli facevano le scarpe dei cavatori. e noi delle pasticcerie dalla Svizzera: tutto un grande circuito fondato, per lo più da persone che erano arrivate in città per mettere su attività e negozi, e pure con un grande successo».
«Insomma tutta gente di fuori - continua nella sua analisi la Trudy Flush - solo in un secondo momento nel terziario sono entrati anche gli stessi carraresi. E hanno portato quella rudezza, chiamiamola così che a mio avviso caratterizza un po’ i rapporti con i clienti. Insomma ci si dimentica di essere a servizio dei clienti e che ai clienti dobbiamo sempre essere riconoscenti».
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