Il Tirreno

«Con il marmo lavorano in 12mila»

«Con il marmo lavorano in 12mila»

Assindustria ribadisce: no al populismo qualunquista. La replica alla Cisl: a valle incrementata la trasformazione

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CARRARA. La denuncia della Cisl sull’andamento del distretto lapideo locale, che secondo il sindacato, (snocciolando dati), dà sempre meno lavoro, ha suscitato la immediata replica dell’associazione industriali.

Per la Cisl c’è stato «un fallimento del distretto lapideo quale strumento di valorizzazione ed anche di individuazione di una politica di sviluppo del settore. La mitica filiera non si è mai realizzata».

Ma Assindustria non condivide questa analisi: «I dati sul mondo del marmo esistono e sono ben più recenti di quelli citati dalla Cisl. Sono quelli del Rapporto Economia 2012 di ISR ed evidenziano (pag. 138) che a fronte di circa mille persone che lavorano direttamente nelle cave, esiste una filiera produttiva molto articolata che va dai commercianti ai camionisti, dai laboratori che trasformano alle aziende che producono macchinari e attrezzature. Il complesso di tutte queste attività, incluso l'indotto, distribuisce – sostiene l’associazione provinciale degli industriali presieduta da Giuseppe Baccioli – un reddito a 12.517 persone. Se nella nostra provincia non c'è stato un vero e proprio disastro economico è perché, nonostante la pesante crisi che ha coinvolto tutto il mondo produttivo, questo settore ha retto, grazie alla sua capacità di spostare sul mercato internazionale la produzione persa nel mercato italiano».

Ben diversi i dati diffusi dalla Ust Cisl nella sua nota, risalenti al 2000: allora nel comparto a Massa Cararra «operavano 3.595 addetti. Nell’escavazione del marmo 501: «Ci siamo ancora più o meno» ha affermato la Cisl nel suo recente intervento. Mentre per la trasformazione gli addetti erano 2.294: «Non ci siamo davvero» ha commentato il sindacato, che ha lanciato il suo allarme: «Il settore lapideo rappresenta in termini occupazionali un valore sempre più ridotto per il territorio». La Cisl parla di 800 addetti in cava, impegnati in una «attività a forte impatto ambientale, che sta diminuendo progressivamente il suo valore sociale». Sull’altro piatto della bilancia pone il settore della trasformazione dove le imprese stentano a consorziarsi, dove la filiera stenta a decollare. Dove si vendono soprattutto i blocchi grazzi «in India e in Cina». La Cisl ha chiesto una svolta, auspicando la lavorazione in loco.

Ma Assindustria replica: «Quando si parla di filiera e di occupazione occorre non dimenticare che nel passato una quota rilevante dell'occupazione a valle era legata alla lavorazione del granito che di fatto è totalmente scomparsa, e se non ci sono stati cali occupazionali drammatici, significa che la lavorazione del bianco si è notevolmente incrementata come del resto dimostrano tutti i dati statistici degli ultimi anni. Di fronte a questa realtà – afferma Assindustria allargando l’orizzonte del tiro – ci sembra un vero e proprio populismo qualunquista quello di coloro che, senza aver mai distribuito reddito o pagato regolarmente un solo stipendio, propongono insensate speculazioni ideologiche come "le vie del vino" al posto "delle vie del marmo". Speculazioni miranti al raggiungimento di una leadership politica alle spalle della gente a cui resterebbero soltanto macerie».

La Cisl nella sua analisi è anche convinta che ormai il distretto lapideo di Carrara, sia destinato, per tutti i fattori che a suo avviso hanno impedito un altro tipo di evoluzione, a vivere «un futuro di distretto minerario».

Assindustria si infervora in una difesa a spada tratta dell’attività storica delle imprese del lapideo.

«L'attività nel settore del marmo va avanti da duemila anni e ha creato la ricchezza monumentale del nostro paese, come pure ancora oggi è alla base delle più importanti realizzazioni architettoniche nel mondo. Se i nostri prodotti sono così ricercati, vuol dire che ci siamo inseriti appieno nella capacità italiana di essere il riferimento mondiale per il bello; Firenze lo è per la moda e Carrara lo è per il marmo».

«Questo è ciò che hanno fatto i nostri imprenditori – conclude la nota di Assindustria – e di questo siamo profondamente orgogliosi. Lo fanno quotidianamente nel rispetto delle norme sotto il rigido controllo di Usl, Arpat, Comune, Provincia e Regione, lo fanno per le loro aziende, per i loro dipendenti, lo fanno per quelle 12.000 persone che da questo mondo traggono le risorse per vivere».

La Cisl ha rilevato che c’è poco precariato rispetto agli altri comparti, ma «tra gli ultimi assunti queste forme flessibili sono purtroppo diventate prevalenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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