Sicurezza
“Oliveti”, uno stadio non a misura di disabile
Neanche un bagno per chi è in carrozzella. In compenso negli spogliatoi atleti ce ne sono sette, super accessoriati. E la pensilina non ripara dalla carrozzella
MASSA. È rimasto chiuso per quasi sei mesi, per lavori di “messa in sicurezza” che parevano infiniti. Ora, lo stadio Oliveti è di nuovo – da poco più di una settimana – agibile e sicuro. Non per disabili.
Un sopralluogo fatto dai consiglieri della commissione Lavori pubblici ha messo in evidenza più di una magagna e un paradosso: di servizi igienici per i portatori di handicap nell’area pubblico non ce ne sono. In compenso, negli spogliatoi (riservati agli atleti) ce ne sono ben sette.
A denunciare questa situazione è Matteo Paci, consigliere dei 5 Stelle, che racconta: «Ho partecipato al sopralluogo sicuro di trovare tutti i requisiti di accessibilità e servizi per disabili totalmente a norma dato il lungo periodo di tempo passato e le numerose richieste intercorse per ottenere l'agibilità dello stadio da parte dei vari organi di controllo coinvolti nella commissione vigilanza. Ebbene le mie speranze sono state disattese».
La segnaletica orizzontale che delimita i parcheggi per disabili, attacca Paci, «è quasi totalmente sbiadita e quella verticale quasi introvabile». “A regola d’arte”, la rampa per entrare nello stadio, mentre il settore adibito ad ospitare il pubblico disabile, ricavato di fronte ai servizi igienici e a fianco alla biglietteria, è coperto da una pensilina che, sostiene Paci, «risulta sproporzionatamente alta e al tempo stesso ridotta come superficie di copertura». Risultato: quando piove, gli spettatori si bagnano. «Ciononostante la struttura risulta molto robusta e presenta vari tiranti in acciaio degni delle più sollecitate strutture edilizie che, sinceramente non trovano alcuna giustificazione nel caso di una semplice copertura per uno spazio disabili (vedi le semplici pensiline adottate in altri stadi tipo Firenze), con conseguente spreco di denaro pubblico».
Il guaio vero, però, è che «i servizi igienici disabili non sono stati ancora realizzati, perciò nel caso di un bisogno, il disabile deve nuovamente uscire dallo stadio e recarsi nel bagno ricavato all’interno di una zona sotto la tribuna che dovrebbe essere adibita ad infermeria Per raggiungere questo servizio igienico è però necessario farsi aprire una cancello, normalmente chiuso a chiave , e quindi chiedere l'intervento del custode». Un percorso a ostacoli reso ancora più difficile dal fatto che non vi è alcun cartello a indicare come si raggiunge quel bagno.
Ma la cosa che ha fatto sbalordire Paci ( e anche altri consiglieri) è che negli spogliatoi atleti e arbitri sono stati installati bagni per disabili, compresi di doccia, in quantità. Solo nel settore riservato alla Massese ce ne sono 4, tutti in regola con le norme e dotati di ogni tipo di comfort. In tutto sono almeno 7 i servizi così attrezzati. Forse un po’ troppi si sono detti diversi consiglieri della commissione, soprattutto se si tien conto che calciatori e arbitri sono di solito persone tutt’altro che disabili. Paci chiede dunque chiarezza e una spiegazione sul perchè «siano stati realizzati tutti questi servizi dove non ve ne era necessità. Questi sanitari, tra l'altro molto costosi rispetto a quelli per normodotati, potevano, e potrebbero in ogni caso, essere, forniti a disabili che hanno la triste necessità di modificare i propri bagni di casa e che sono costretti a chiedere contributi al Comune per problemi economici».
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