Il Tirreno

«Dal marmo sempre meno lavoro»

«Dal marmo sempre meno lavoro»

La denuncia della Cisl: il comparto ha fallito e la mitica filiera non si è mai realizzata, Carrara relegata a un futuro minerario

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CARRARA. «Il settore lapideo rappresenta in termini occupazionali un valore sempre più ridotto per il territorio». La denuncia arriva dalla Ust Cisl.

«In cava si parla di circa 800 addetti. Un’attività a forte impatto ambientale che sta diminuendo progressivamente il suo valore sociale. La filiera del marmo stenta a decollare: le aziende nostrane non si sono consorziate, a parte poche lodevoli eccezioni, molte sono in difficoltà - si legge nella nota della Cisl - rimane solo e sempre più imponente il dato della escavazione e della vendita dei blocchi in India ed in Cina, senza che nessuna politica sia stata fatta per mantenere in loco almeno una parte di produzione».

«Non è possibile vendere e basta, è intollerabile non provare ad imporre la lavorazione in loco del nostro marmo bianco, che ci vede monopolisti mondiali per la sua qualità. I comuni – Carrara in primis – devono ora in sede regolamentare stabilire ed imporre criteri per il rilascio delle concessioni. La nuova legge regionale non dovrà, non potrà eludere questo storico problema - prosegue la nota - Analogamente deve essere individuata una modalità di rapporto fiscale anche con le cave diciamo ereditate dai cosiddetti beni estimati. Come possono essere questi esclusi?»

E poi il sindacato snocciola i dati. «Nel 2000 (ultimo dato statistico rilevato e disponibile) operavano nel lapideo a MassaCarrara 555 ditte e 3595 addetti.Questo è il dato, non ci sono dati di settore più recenti disponibili. L'ufficio studi della IMM prevede una sua prossima elaborazione. Disaggregandolo si può notare che: per l’escavazione: le ditte erano 35 e gli addetti 501.. ci siamo ancora piu o meno. Per la trasformazione le ditte erano 259 e gli addetti (la filiera ) erano 2294. Non ci siamo davvero. E nel commercio 262 aziende e 799 addetti. Dobbiamo quindi registrare il fallimento del distretto lapideo quale strumento di valorizzazione ed anche di individuazione di una politica di sviluppo del settore». «La oramai mitica filiera - prosegue la nota - non si è mai realizzata, destinando il Distretto ed in particolare Carrara ad un futuro di distretto minerario. Anche in sede di programmazione aperta dal Parco delle Apuane in vista della nuova legge regionale toscana sulla escavazione, come sindacato abbiamo proposto: la programmazione graduale delle quantità escavate ; l’ adozione di misure concrete, per l'innalzamento delle percentuali della lavorazione in loco, dei materiali estratti nei bacini del distretto (non escludendo di legare la concessione della cava ad una percentuale di prodotto lavorato in loco) e, nell'ambito delle scelte operative, a sostegno del modello di filiera, l'adozione di un unico marchio di certificazione dei prodotti estratti e lavorati nel distretto, è uno degli atti più rilevanti». «A questo - continua la Cisl - va aggiunta una maggiore programmazione e governo dell’attività estrattiva attraverso i piani regionali e provinciali di estrazione, ed anche con una regolamentazione delle concessioni che impedisca una rendita parassitaria della risorsa marmo e la continuità occupazionale in caso di subentri nelle gestioni. Necessario un maggiore coinvolgimento della Regione nell’individuazione di strumenti idonei a favorire la lavorazione in loco dell’escavato e a favorire l’aggregazione di imprese. Occorre in definitiva valorizzare al massimo una risorsa come la Internazionale Marmi e Macchine, integrandola finalmente in un sistema locale che viaggi nella stessa direzione, con idee chiare, volontà comune, nel rispetto dell'utile ma soprattutto del bene comune». «Interessante a questo proposito il lavoro da essa svolto recentemente in relazione alla valutazione della performance occupazionale del lapideo in provincia di Massa Carrara da cui emerge che le aziende che vanno meglio nel settore sono quelle internazionalizzatesi - si chiude la nota – Più si esporta più si fattura; chi ha fatto formazione in azienda va meglio; le aziende che hanno fatto politiche etiche e di responsabilità sociale tipo investimenti sulla sicurezza, sul lavoro e tutele aziendali sono più presenti in Versilia, Garfagnana e nello spezzino; c'è poco precariato rispetto agli altri comparti ma tra gli ultimi assunti queste forme flessibili sono purtroppo diventate prevalenti».

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