Proteste
Ora i clienti puntano al risarcimento
Il comitato: pronti a costituirci parte civile. Abbiamo avuto ragione, adesso speriamo che il fisco alleggerisca le sanzioni
MASSA. Ci sono il professionista e l’artigiano. C’è chi ha alle spalle cinquant’anni di lavoro nel commercio e chi ha aperto bottega da qualche anno. Ci sono tanti operai. Tutti pronti, adesso, dopo l’arresto di Mariannina De Angeli, a costituirsi parte civile, con una speranza: conquistarsi lo sgravio delle sanzioni. Risparmiare qualche migliaia di euro di multe e more.
Le tasse e le imposte sono un universo complesso di acronimi e scadenze e loro si affidano a chi - raccontano ora con rammarico - considerano un’amica prima che una professionista. Mariannina De Angeli (ora ai domiciliari) non soltanto compila le dichiarazioni dei redditi e ricorda le inderogabili scadenze, ma fa da sostituto d’imposta. Detto in parole semplici: trattiene il denaro per pagare tasse e imposte, appunto, e versare i contributi. Peccato però che non sempre l’abbia fatto. E il fisco “non perdona”.
È il 2011 quando i nodi vengono al pettine: cartelle esattoriali da capogiro. Così tu, commerciante o operaio, pensi di avere le carte in ordine e scopri, invece, di dovere all’erario o all’Inps, decine, a volte centinaia di migliaia di euro. Perché - è il meccanismo della sanzione - se tu non paghi, la cifra si impenna e lo Stato ti presenta un conto salato. Del resto - così riferiscono i clienti - a qualcuno qualche dubbio è sorto, ma la consulente assicura che è tutto a posto ed esibisce le prove di versamenti fatti regolarmente. Modelli F23 e F24 - per parlare con i termini dei fiscalisti - che oggi, secondo la Procura (le indagini sono affidate al pm Vito Bertoni) si scoprono artefatte, con tanto di timbri e firme false.
Ad aprile 2011 la prima denuncia e, dopo due anni di indagini, venerdì, per Mariannina De Angeli arrivano i domiciliari con l’accusa di appropriazione indebita. Un obbiettivo raggiunto per i suoi clienti. Decine di persone che, dal settembre del 201, scelgono la logica de “l’unione fa la forza”, si costituiscono in comitato, si riuniscono, consultano testi di diritto, nominano legali. Con uno scopo: capire quale strada possano percorrere per alleggerire, se possibile, le sanzioni con cui - è proprio il caso di dirlo - sono costretti a fare i conti. Loro - lo gridano a gran voce da tempo - ritengono che i soldi a mancare all’appello siano davvero tanti, centinaia di migliaia di euro. Diversa, invece, la quantificazione della Procura che indica in 132mila euro la cifra non versata al fisco. Silvia Bellè è la vicepresidente del comitato, la sua famiglia è ancora alle prese con le cartelle “bollenti”. Non nega che quella dei domiciliari è per lei, come per tutti i clienti, una bella notizia, ma conserva concretezza e lucidità: «Speravamo nella misura cautelare - ammette - ora - aggiunge - speriamo nella condanna. E non soltanto - chiarisce - in nome della giustizia». Ma anche perché - ecco la sua concretezza - in caso di condanna, i clienti (un’ottantina secondo la Procura) possono sperare in uno “sconto” sulle sanzioni. «Ci sono persone - ricorda Silvia - che, per mettersi in regola, sono costrette a versare 1.500 euro il mese, c’è chi ha dovuto posticipare la pensione per il mancato versamento dei contributi. Non abbiamo mai ottenuto sgravi. Non sono state versate imposte comunali, ma anche Palazzo civico non ha alleggerito le sanzioni. La condanna permetterebbe di ridurle e non sarebbe poco». Poi un’altra speranza: che a breve sia chiarita la posizione dei due familiari della consulente, a vario titolo legati alle sue società, e rimasti coinvolti nell’inchiesta. Venerdì scattano gli arresti domiciliari per Mariannina De Angeli, poche ore e partono le telefonate: «Lunedì - spiega Silvia - cercheremo di metterci tutti in contatto e fare il punto». All’ordine del giorno la decisione di costituirsi parte civile e puntare ad un risarcimento. Perché, per pagare il Fisco, c’è chi è stato costretto a bussare alle porte delle banche.
Chiara Sillicani
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