La manifestazione
«Dottoressa Soffio, vada avanti: presto tanti testimonieranno»
MASSA-CARRARA. Giulio Milani (promotore petizione per fermare la distruzione delle Alpi Apuane), Franca Leverotti (consigliere nazionale Italia Nostra), Luana Mencarelli (consigliere comunale Massa,...
MASSA-CARRARA. Giulio Milani (promotore petizione per fermare la distruzione delle Alpi Apuane), Franca Leverotti (consigliere nazionale Italia Nostra), Luana Mencarelli (consigliere comunale Massa, Movimento 5 Stelle Massa), Gian Marco Fagnini (Movimento 5 Stelle Montignoso), Rosalba Lepore (associazione Amici delle Alpi Apuane e associazione Salviamo le Alpi Apuane), hanno sottoscritto una lettera aperta di risposta al pm Soffio, e già firmata su facebook da numerose altre persone e associazioni, tra cui Alberto Grossi, Elia Pegollo, Andrea Ribolini, Stefano Pigna Pini, Gian Paolo Caprili, Marco Belli, Patrizia Bianchi, Andrea Guano, Rosalba de Filippis, Fabio Pierottti, Luana Barsotti.
La petizione per fermare la distruzione delle Alpi Apuane, in 7 giorni ha raccolto fin qui 2600 firme da tutto il mondo. La relativa pagina facebook, ha raccolto 1100 adesioni in 4 giorni.
I firmatari fra l’altro sottolineano: «Siamo convinti che che esista una parte del nostro territorio che non è omertosa né pavida». In molti conoscono – aggiungono - cosa succede nel “nero alle cave e al piano”. «Tuttavia nessuno ha osato fin qui metterci la faccia e deporre come testimone. Ma accadrà non presto, ma prestissimo. Lei non demorda e vada avanti col Suo lavoro, che è ben prezioso, perché nel frattempo il velo di omertà e di ipocrisia che circonda il settore si sta lacerando, si è già lacerato, e da un momento all'altro tutti potranno guardarci attraverso. In molti sanno che l'industria del marmo ha futuro come ce l'aveva la chimica in Italia quando volevano propinarci la Farmoplant e per poco non facevamo la fine di Bhopal. In molti sanno che il punto non è oligopolio o monopolio o usi civici nello sfruttamento e nella distruzione della montagna, il punto è che queste miniere che abbiamo sulla testa stanno mettendo a repentaglio la nostra esistenza e vanno chiuse. In molti conoscono la misura del danno inferto al sistema idrogeologico del nostro territorio, sindaci in testa: i nostri sindaci, egregio magistrato, quando piove non dormono la notte – lo ha confessato Roberto Pucci prima di lasciare. Faccia Lei il rapporto tra costi e benefici. Quanto il guadagno e quanto il danno di rimessa. Noialtri abitanti delle miniere, caro giudice, ci siamo ormai così abituati che nemmeno ci facciamo caso». Eppure, secondo i firmatari, presto cambierà tutto. «Le miniere di marmo sono l'eredità di un tempo che dobbiamo culturalmente lasciarci alle spalle.
Al posto dello scempio troverà finalmente spazio un'economia sostenibile molto più ricca e onesta e meglio distribuita della precedente, un'economia ecologica capace di restituire a queste terre il proprio stato naturale di giardino dell'Eden. Sarà una “festa di liberazione”, vedrà. Come amiamo dire da queste parti: i fichi son maturi.
Basta solo pazientare un poco – questione di giorni se non di ore – perché il frutto del Suo lavoro cada dal ramo. E dietro la sua porta, per testimoniare, troverà la fila».
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