Sicurezza
Più di 80 “vittime” e contro di lei anche una fiaccolata
MASSA. Era aprile 2011 quando il primo cliente presentava denuncia contro Mariannina De Angeli. Gli erano spariti più di cinquantamila euro, diceva, soldi che aveva consegnato alla commercialista per...
MASSA. Era aprile 2011 quando il primo cliente presentava denuncia contro Mariannina De Angeli. Gli erano spariti più di cinquantamila euro, diceva, soldi che aveva consegnato alla commercialista per pagare le tasse. Invece non era successo e se ne era accorto quando l’erario gli aveva presentato il conto per l’inadempienza, pretendendo anche il pagamento degli interessi. Di lì a poco le persone truffate sono diventate una decina. Poi quasi un centinaio. Tanto da dare vita a un comitato.
Uomini e donne che si erano fidati di Mariannina, come la chiamavano amichevolmente loro, consegnandole migliaia di euro. Hanno fatto tutti la stessa fine: ridotti sul lastrico. Tanto che in molti sono stati costretti ad accendere mutui per pagare i debiti con l'erario. Per qualcuno anche l’onta del fermo amministrativo dell'auto. I più sfortunati invece si erano visti ipotecare la casa dove abitavano.
Nonostante l’evidenza però c’era anche chi era andato dalla De Angeli a dirle che avevano fatto un errore quelli del fisco e lei candidamente gli aveva annunciato che avrebbe fatto ricorso in commissione tributaria. Del ricorso neppure l’ombra, però. E come poteva fare ricorso?
Mentre loro si lamentavano perché la commercialista continuava a fare la bella vita come se nulla fosse, magistratura e guardia di finanza continuavano le indagini per stabilire se appropriazione indebita c’era stata oppure no. La De Angeli nel frattempo era stata sospesa a tempo indeterminato dal proprio ordine professionale.
Ma i truffati non si erano limitati a questo: avevano fatto una fiaccolata per far sentire la loro voce a giudici e militari. Si lamentavano di aver perso due milioni di euro, ma quei soldi non sono quelli che ha preso De Angeli. Nella cifra sono calcolati gli interessi e le sanzioni e alcuni errori materiali della commercialista. La donna per il sostituto procuratore Vito Bertoni, che fin da subito aveva parlato di un importo decisamente più basso, ha preso “solo” 132mila euro. Ed è quelli che contesta.
Dopo un primo anno di studio, dove l’inchiesta ha mosso i passi più importanti per costruire un castello accusatorio che potesse valere la richiesta di rinvio a giudizio, nei secondi dodici mesi sono spuntate le prove schiaccianti del raggiro. Fino ad arrivare a spulciare i conti anche a Lugano. Ma su questo aspetto le bocche sono ancora cucite. Anzi, sono più che cucite.
L’unica cosa certa è che la richiesta di custodia cautelare del pm, confermata dal gip, mette un primo punto a favore dell’accusa e di tutte quelle persone che sono finite sul lastrico per aver riposto la fiducia sulla persona sbagliata. O almeno questo dicono le carte in mano agli inquirenti.
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