Il Tirreno

«Noi a Stadano abbiamo perso le speranze»

L’amarezza dell’associazione del paese: in due anni dal crollo del ponte ancora non si vede nulla

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AULLA. Anche Alberto Valentini, presidente dell'associazione "Stadano Bonaparte", ha il suo personale ricordo del 25 ottobre 2011, quando il fiume Magra in piena spazzò letteralmente via il ponte della piccola frazione aullese di Stadano. Ed è un ricordo all'insegna dell'amarezza e della rabbia. «L’incubo è tornato! Seppur con qualche giorno di anticipo sul 2º anniversario del tragico evento, a Stadano abbiamo rivissuto quella paura che, da due anni, ci perseguita. E ancora di più, se mai fosse possibile, ci terrorizza il timore che non venga fatto nulla per ritornare ad una vita normale. Infatti, dopo due anni dal crollo del ponte, ancora non si vede nulla! Solo promesse, tante, fatte da politici a cui ormai non crede più nessuno. Ormai ne abbiamo abbastanza; non ne possiamo più! È sempre più insistente la voglia di un gesto eclatante che segni in modo indelebile la nostra rabbia. Sabato 26 ottobre (stamani per chi legge, ndc), ad Aulla, ci sarà la solita kermesse di politici e tecnici che verranno a raccontare quello che già sappiamo, cercando di addossare le colpe del disastro e degli indicibili ritardi a cause imprevedibili, quando, invece, si sa bene, sono loro gli unici responsabili della situazione in cui ci troviamo. La rabbia è ancora più forte se si pensa che questi personaggi campano grazie ai soldi della stessa gente che loro continuano a non tutelare. La stessa gente che, quando si è trattato di recuperare voti, da loro è stata coccolata e considerata, ciò che, invece, dopo tutti questi mesi adesso non succede più; anzi si ha quasi la sensazione di essere un peso per il Comune e la giunta. Basti pensare che ogni nostro quesito, fatto in merito alla risoluzione del nostro problema, viene liquidato: in primis un insulto alla nostra intelligenza, in quanto dobbiamo credere a quello che ci raccontano quando sappiamo benissimo come stanno le cose e poi un insulto alla nostra moralità perchè non esiste da nessuna parte che, come cittadini, siamo chiamati a dare tutti i giorni senza mai nemmeno avere la speranza di ricevere qualcosa; qualcosa che non ci dovrebbe essere “concessa” ma che ci spetterebbe di diritto, visto che noi le regole le seguiamo! A quasi due anni dai tragici eventi dell'alluvione, che cosi drammaticamente ci ha segnato, nulla è cambiato; vedendo come sono state gestite le cose con questo Comune il tempo l'abbiamo veramente perso come, del resto, anche le speranze».

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