Gioco
Petizione contro le cave, 2300 firme in pochi giorni
MASSA. «Chiudete immediatamente le cave». A pochi giorni dall’inizio dei lavori di stesura del nuovo piano estrattivo, il movimento ambientalista a difesa delle Alpi Apuane torna a farsi sentire. E...
MASSA. «Chiudete immediatamente le cave». A pochi giorni dall’inizio dei lavori di stesura del nuovo piano estrattivo, il movimento ambientalista a difesa delle Alpi Apuane torna a farsi sentire. E lo fa attraverso una petizione lanciata su avaaz.org che, a pochi giorni dalla sua apertura, ha già raccolto circa 2300 firme, arrivando nella home page della piattaforma tra le notizie in evidenza. L’obiettivo è di raggiungere 50mila firme da presentare al Ministero dell’ambiente e il messaggio lanciato nella petizione è chiaro: «Le circa 300 cave di marmo del comprensorio delle Alpi Apuane stanno infliggendo alle montagne il più grave disastro ambientale d'Europa, inquinando sorgenti e fiumi, riempiendo l’aria di polveri sottili, e acutizzando il dissesto idrogeologico causato dalle grandi opere realizzate o in fase di realizzazione come tunnel e viadotti».
La richiesta lanciata dagli ambientalisti è quella della chiusura di tutte le cave e la conversione dell’economia del territorio in forme sostenibili. «La posizione assunta da molti anche all'interno del movimento ambientalista storico – commenta Giulio Milani, il promotore della petizione - è diventata quella della chiusura totale, ancorché graduale, delle cave. Senza se e senza ma. Provvedendo a un “bilancio delle competenze” che consenta di ricollocare i lavoratori in un'economia sostenibile, a vocazione turistica e non più estrattiva». Un turismo, quindi, che rilanci le vie del vino e le vie delle acque al posto delle vie del marmo, questo il messaggio lanciato dalla petizione che in poche ore ha fatto il giro del mondo raccogliendo firme anche in Canada, in Regno Unito e Stati Uniti. Italiani e non uniti, quindi, in un messaggio: non distruggiamo l’ambiente. «Il prossimo passo – conclude il promotore - è la formazione di un comitato per il referendum, in cui confluiscano le varie realtà e i soggetti ambientalisti locali».
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