Il Tirreno

«Documentazione extracontabile»

«Documentazione extracontabile»

Nero alle cave e al piano, nei decreti di sequestro la pm spiega quali riscontri cerca nelle dodici ditte perquisite

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CARRARA. Un’inchiesta lunga, capillare, importante per la città: dalla procura è questo che emerge, nella settimana caratterizzata dal nuovo blitz della Finanza in dodici aziende, anche importanti del settore marmo.

Le fiamme gialle a quanto emerge sono tornate anche da Nicola Fontanili e alla Venezia Brokers, per sequestrare, fra l’altro la documentazione anche di un’altra società nella quale i due risultano soci, cioè la Hermes Trading (in un primo momento si era parlato solo della Venili’s).

I decreti di perquisizione predisposti dalla pm titolare dell’inchiesta del “nero alle cave e al piano” Rossella Soffio, sono in fotocopia.

Innanzitutto, il pm spiega che la contestazione riguarda la violazione dell’articolo tre del decreto legislativo 74 del 2000, quindi “dichiarazione fraudolenta”; il massimo della pena è di sei anni (il minimo, un anno e sei mesi), e colpisce «chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, sulla base di una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie e avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei ad ostacolarne l'accertamento, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi».

La titolare dell’inchiesta cita anche varie informative del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, guidata dal tenente colonnello Adriano Lovito: ben cinque, che partono dal marzo scorso e arrivano a settembre, a conferma come si diceva che si tratta di un’inchiesta che va avanti da molti mesi.

Per giustificare le perquisizioni e il sequestro, la pm scrive che vi è fondato motivo di ritenere che presso le sedi delle varie ditte possano esserci documenti legati all’ipotesi di reato al centro dell’inchiesta.

In particolare, si cerca documentazione “contabile ed extracontabile nonché documentazione relativa a rapporti commerciali riconducibili all’indagato e ad altri soggetti economici a questo collegati”; pc o pennette di memoria e altro materiale sul quale sono memorizzati dati relativi alle transazioni commerciali, alle modalità di pagamento, alle modalità di fatturazione e di trasferimento delle somme di denaro, che potrebbero essere provenienti dall’ipotesi di evasione fiscale.

Il pm Rossella Soffio dice di più e spiega anche perché vi sia questo “fondato motivo”.

Innanzitutto, le ditte perquisite e oggetto di sequestro hanno «rapporti commerciali con i soggetti indagati, con i quali appare verosimile ritenere, secondo quanto appreso nel corso delle indagini tecniche, la sussistenza di sistemi collaudati di evasione fiscale, ai fini delle Imposte dirette e dell’Iva, perpetrata attraverso la sottofatturazione di cessioni effettuate sia nei confronti di soggetti italiani sia stranieri, attraverso l’opera d’intermediazione di Eugenio Venezia e Nicola Fontanili, per il tramite delle società dagli stessi amministrate». E in particolare, «la sussistenza di elementi di riscontro presenti all’interno della documentazione extracontabile rinvenuta presso la sede della Venezia Brokers srl». Altro “dato di fatto” alla base delle perquisizioni: «Le modalità di pagamento delle merci vendute a soggetti indiani, i quali hanno fatto pervenire somme di denaro in contanti, a copertura della parte venduta “al nero”, provvedendo per la restante parte “ufficiale”, al pagamento attraverso i normali canali bancari».

Insomma, nel decreto di sequestro alcuni punti fermi, la pm Rossella Soffio inizia a metterli: il nucleo dell’inchiesta - nonostante i punti a favore della difesa fissati dal tribunale del riesame - riguarda ancora la compravendita dei blocchi con l’India. E l’inchiesta si allarga - per adesso senza l’emissione di altri avvisi di garanzia, che però non è escluso possano arrivare anche a breve - ad alcune di quelle aziende che in qualche modo hanno avuto contatti di lavoro con la Venezia Brokers e con le ditte che Eugenio Venezia e Nicola Fontanili hanno insieme, cioé Venili’s e Hermes Trading, oggetto come detto di ulteriore sequestro.

Questa, è bene ribadirlo, è ad oggi la convinzione della procura, che ha dato mandato alla Finanza di cercare ulteriori riscontri.

Le difese degli indagati, ovviamente, la pensano ben diversamente, e già il tribunale del riesame ha spiegato che per arrivare a “cristallizzare” l’ipotesi di reato bisognerà attendere - per quanto contestato nel 2013 - le dichiarazioni finali nel settembre del prossimo anno.

Per questo, le indagini della Finanza coordinate dalla Procura stanno ampliando le loro ricerche anche al pregresso, e cioè dal 2010 in poi. Perché se fossero trovati elementi oggettivi di pagamenti al nero o di sottofatturazione, non occorrerebbe aspettare quasi un anno prima di ritenere chiusa l’inchiesta.

Un’inchiesta che sta creando un grandissimo subbuglio in tutti gli ambienti del settore e che ha già richiamato l’attenzione dei mass-media ai massimi livelli, visto che se ne occuperà anche la trasmissione Report, in onda l’11 novembre e non il 4 come sembrava in un primo momento.

Massimo Braglia

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