La manifestazione
Imu e case in uso ai figli, in forse la seconda rata
MASSA. Quello di tasse e imposte è un universo che si fa sempre più oscuro. Tra acronimi sconosciuti (prima Tarsu, poi Tares e ancora Trise, Tari e Tasi) e guerra dei numeri, il cittadino rimane con...
MASSA. Quello di tasse e imposte è un universo che si fa sempre più oscuro. Tra acronimi sconosciuti (prima Tarsu, poi Tares e ancora Trise, Tari e Tasi) e guerra dei numeri, il cittadino rimane con un enorme punto interrogativo in testa: ma quanto devo pagare? Una cosa però è saltata agli occhi di molti: la Camera, durante la seduta che ha dato il via libera allo stop alla prima rata dell’Imu, ha approvato a maggioranza, e nonostante il parere contrario del Governo, un emendamento che riguarda le case date in uso ai figli. Il genitore ha una seconda abitazione e la cede (senza passaggio di proprietà o donazione) al figli che la utilizza come prima casa.
Bene, quell’emendamento fa tirare un bel sospiro di sollievo a tante famiglie che adesso potrebbero evitare di sborsare soldi per versare la seconda rata dell’Imu, l’imposta municipale unica, riedizione della vecchia Ici.
La discrezionalità - e questo è il tasto dolente - è nella mani del Comune. Che potrebbe decidere di eliminarla ad una condizione, però, che è quella che ribadisce Giovanni Rutili, assessore alle finanze: che lo Stato garantisca il mancato gettito.
Detto in altre parole: il Comune incassa meno soldi, ma la cifra mancante - per semplificare - la versa, come accade con la rata sulla prima casa, lo Stato. «Se quel trasferimento non è previsto - prosegue l’assessore - per il Comune diventa difficile eliminare la rata».
Insomma, lo Stato tenta di passare la palla ai Comuni, ma sono le finanze di Roma a permettere la quadratura del cerchio perché gli enti locali, già costretti a fare i conti con il taglio dei trasferimenti, il no alla seconda rata Imu sulle case date in comodato non possono permetterselo.
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