Attenzione
Nca, rsu preoccupate per il destino dei 25 esuberi
Qualche dubbio anche sui tempi dei corsi di formazione e sulle commesse direttamente assunte dalla nuova azienda
CARRARA. Per sciogliere la prognosi sullo stato di salute di Nca serve ancora tempo. Lo hanno detto ieri le rsu, le rappresentanze sindacali unitarie, del cantiere in commissione attività produttive dove sono state chiamate a riferire degli effetti della privatizzazione che ha portato la fabbrica nelle mani di Tyg-Admiral Tecnomar. Nonostante gli accordi siglati al tavolo del governo siano stati sostanzialmente rispettati, per sciogliere la prognosi sulle condizioni di salute del cantiere di Marina di Carrara ci vuole ancora tempo. E’ questo in sintesi il messaggio che hanno portato alla Commissione Attività Produttive del Comune di Carrara, Giulio Marchi e Manuele Peselli, rsu di Nca, nel corso di una lunga disamina sugli effetti della privatizzazione con cui, quasi un anno fa, è stato sancito il passaggio di proprietà del cantiere dalle mani di Invitalia, società pubblica controllata dal governo, a quelle del gruppo Tecnomar-Admiral.
Nei dieci mesi trascorsi dalla firma al ministero dello Sviluppo, hanno ammesso i rappresentanti dei lavoratori, la nuova proprietà ha effettivamente rispettato gli impegni su investimenti e riassorbimento del personale ma, ciò nonostante, sulle sorti della fabbrica e dei suoi lavoratori, a detta delle rsu aleggiano ancora molte ombre, come il destino dei 40 addetti esclusi dalla ricollocazione e i tempi per la ripresa della produzione targata Tyg-Tecnomar.
«I lavoratori destinati al “riassorbimento” sono ancora distaccati sulle aziende del gruppo e le produzioni Nca non sono ancora partite» ha spiegato Peselli, in riferimento ai 70 addetti che, secondo l’accordo, dovranno essere riassorbiti entro fine anno.
Come hanno annunciato in questi mesi sia la nuova proprietà, sia il sindaco di Carrara Angelo Zubbani, quel personale già è tornato al lavoro ma, hanno precisato stamani le rsu, è stato destinato a produzioni acquisite dal gruppo e non a commesse direttamente assunte da Nca.
«Ovviamente questo ha permesso ai dipendenti di prendere fiato da oltre un anno e mezzo di cassa integrazione, ma Nca dal punto di vista produttivo stenta a ripartire» ha aggiunto Peselli, lasciando intendere che il timore delle rsu è che questa situazione venga protratta ancora a lungo.
Anche perché i corsi di formazione che dovrebbero servire a qualificare le tute blu per le nuove lavorazioni, stentano a partire. Per il prossimo febbraio è previsto l’avvio delle lavorazioni dei due nuovi megayacht, acquisiti a maggio dalla nuova proprietà e su cui dovrebbero essere impiegate le maestranze Nca:«Per essere in condizioni di svolgere le loro mansioni, gli addetti e in particolare i saldatori, dovrebbero seguire un corso di formazione della durata di 300 ore – ha spiegato Giulio Marchi – Corso che però non è stato ancora attivato».
A fronte di queste obiezioni le rsu hanno ribadito la grande disponibilità mostrata dalle maestranze in questo lungo percorso: «Molti degli operai rientrati finora sono stati destinati a mansioni diverse da quelle che hanno svolto per 10 o 20 anni, come ad esempio ripulire i capannoni. Detto questo – ha ribadito Peselli – non conoscere la destinazione del personale né i tempi delle commesse, ci lascia tutt’altro che tranquilli». L’altro elemento di preoccupazione è il destino dei 40 addetti esclusi dalla ricollocazione: l’accordo siglato col governo prevede infatti che la nuova proprietà assorba 105 dei 146 dipendenti Nca e che, il personale in esubero, venga “dirottato” sulle ditte dell’indotto. Una quindicina di addetti, più vicini alla pensione, ha già accettato gli incentivi all’esodo e quindi resterebbero da ricollocare circa 25 persone, tutte giovani: il problema, secondo le rsu, è che le ditte dell’appalto sono di piccole dimensioni e difficilmente saranno in grado di assumere quel personale. E oltre alle commesse e agli esuberi, a destare qualche dubbio è anche la gestione del sito: a fronte del rinnovo per 30 anni della concessione, secondo le rsu c’è ancora poca chiarezza su come saranno suddivisi gli spazi, tra Nca e le altre società del gruppo, i cui uffici presto dovrebbero “traslocare” a Marina di Carrara. Ascoltata la relazione dei rappresentanti sindacali, i consiglieri hanno garantito all’unisono la massima attenzione alle vicende Nca, anche se non sono mancati i distinguo: Massimo Menconi (Rif.Com) ha confermato lo scetticismo sull’operazione di privatizzazione e, pur ammettendo il rispetto degli accordi, ha sottolineato la preoccupazione per i 40 esuberi. Più ottimisti Leonardo Buselli (Psi), Giuseppe Bergitto (CarraraFutura) e l’assessore alle Attività Produttive, Fabio Traversi che hanno sottolineato come, la speranza di tutti, sia che gli investimenti della nuova proprietà possano spianare la strada non solo al riassorbimento definitivo dei 105 dipendenti di Nca ma anche alla creazione di quei nuovi posti di lavoro, di cui il nostro territorio è tanto assetato.
Cinzia Chiappini
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