Il Tirreno

Lupi, recinti da un metro e mezzo in regalo per difendere i pascoli

Lupi, recinti da un metro e mezzo in regalo per difendere i pascoli

I pro e i contro della specie analizzati nel convegno del Wolf Apennine center del Parco tosco-emiliano offerte gratuitamente agli allevatori di pecore e agnelli delle speciali recinzioni elettrificate

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VILLAFRANCA. Il lupo da sempre, nella tradizione popolare, viene visto come un animale antagonista dell’uomo. Un animale pericoloso, basti pensare alla tradizione favolistica e del folklore che lo vuole intento ad attaccare sia gli uomini che i loro animali domestici.

Ma gli studi effettuati hanno rivelato una storia ben differente, in quanto è stato cacciato e ridotto quasi all’estinzione. Proprio di questo ha trattato il convegno “Il lupo tra mito e realtà”, il cui scopo è stato quello di sensibilizzare la popolazione nei confronti di questo animale, chiarendo quei punti di distacco tra il nozionism popolare e la realtà.

Fino al 1971 viene considerata specie nociva, e per questo braccata con ogni mezzo. In quello stesso anno i lupi italiani sono solamente 100 esemplari, con il loro territorio che si estende principalmente nella catena appenninica meridionale. Dal 1975 però avviene la svolta, ci si rende conto che non si può fare sparire un’intera specie, senza che ci siano delle ripercussioni a livello ambientale, per questo il lupo torna ad essere protetto. Il lupo così torna a riaproppiarsi delle zone montane, nel 2008, data dell’ultimo censimento, si regista un aumento di circa 800-1000 esemplari.

Essenzialmente il suo ritorno è dovuto a molteplici fattori. In primis lo spopolamento delle montagne che ha consentito un terreno di caccia più favorevole, visto che la vita dell’uomo si è spostata verso valle. Inoltre mentre fino al 1985 si registrava una migrazione verso Sud, nel 2008 viene notato che questo processo interessa ambe le direzione. La natura del lupo, si sa, è migratoria e questo fenomeno, chiamato scientificamente “dispersa”, porta gli esemplari ad esplorare alla ricerca di nuovi posti dove insediarsi, dove trovare in pratica luoghi migliori per approvvigionarsi di cibo.

Questi continui spostamenti hanno consentito il ripopolamento di tutta la fascia apenninica e di parte delle zone alpine sui confini con la Francia e l’Austria. Un altro mito sfatato è che il lupo non caccia prevalentemente animali domestici, in realtà la sua dieta si basa principalmente su cinghiali e caprioli.

Con il suo ritorno sulle nostre montagne nasce, all’interno del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, il Wac (Wolf apennine center), un centro permanente di riferimento per la gestione del lupo su scala interregionale. Scopi prioritari del Wac del Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano sono: costituire un osservatorio interregionale (Appennino settentrionale) per la trattazione delle problematiche gestionali relative alla presenza del lupo; favorire l'elaborazione e l'attuazione su media-larga scala di azioni condivise di monitoraggio e gestione della specie che ne garantiscano la conservazione a lungo termine anche attraverso la mitigazione del conflitto uomo-lupo; ridurre i pregiudizi associati al lupo e contribuire a migliorare la percezione della sua presenza tra il pubblico in generale e gli stakeholder in particolare. Inoltre si è cercata la collaborazione con gli allevatori. Gratuitamente il parco offre a chi lo desidera, recinzioni anti lupo. Queste possono essere: una sorta di palizzata, alta tre metri, oppure alte 1 metro e 50 elettrocondotte, cioè danno una piccola scossa se l’animale si avvicina e tocca la recinzione. Il ritorno del lupo quindi è un segnale ambientale importantissimo, che segna il riequilibrarsi dell’ecosistema, che dovrebbe essere colto con grande positività, senza creare paura o diffidenza nei riguardi di un animale, che, proprio a causa di quest’ultime, rischiava di sparire dal territorio italiano.

Cristiano Borghini

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