Lutto
Cremazioni Mirteto, la Cassazione lascia il processo a Massa
La corte anticipa i tempi e dice no al legittimo sospetto Si torna in aula il 13 novembre. Sentenza entro fine anno
MASSA. La Cassazione stupisce tutti: la decisione sull’istanza di legittimo sospetto, presentata da due degli imputati del processo sulle cremazioni, attesa per il 7 novembre è arrivata ieri pomeriggio. L’istanza è stata respinta, quindi il processo rimane a Massa e praticamente si immette in dirittura di arrivo. Entro fine anno ci sarà la tanto attesa sentenza.
L’udienza della suprema corte si era tenuta il 10 di ottobre, ma quella sera invece della decisione i giudici avevano chiesto un rinvio al 7 di novembre, annunciando per quella data la sentenza. Troppo a ridosso del 13 di novembre, però, quando a Massa è prevista l’udienza che darà il via alla discussione delle parti. Il presidente del collegio Paolo Puzone aveva dato più di un mese di tempo perché voleva conoscere le motivazioni del pronunciamento. Insomma i tempi erano stretti e si temeva l’ennesimo rinviuo. Invece adesso si potrà andare a sentenza enrto la fine dell’anno.
Prima del pronunciamento della Cassazione il processo rischiava di ricominciare da capo per la terza volta. E in una sede giudiziaria diversa da quella di Massa. La spada di Damocle nasceva sottoforma di istanza di rimessione presentata da due imputati: gli ex dipendenti di Euroservizi Silvano Carmagnola e Maurizio Guerra. I loro legali, Andrea Lazzari e Stefano Beretti, avevano avanzato il dubbio che a causa del clima giudiziario mutato dopo la sostituzione di uno dei giudici del collegio (Cosimo Ferri) non c’era più la serenità per emettere una sentenza che non risentisse delle pressioni dell’ambiente. Legittimo sospetto, insomma.
Ma perché Lazzari e Beretti avanzavano il legittimo sospetto? Il loro ragionamento giuridico partiva proprio dalla sostituzione di Ferri e dalla conseguente protesta dei parenti dei defunti che dovevano essere cremati a Mirteto e invece non si sa che fine hanno fatto. Quel giorno, secondo i due avvocati, il presidente del tribunale Maria Cristina Failla si era spinta oltre i suoi compiti promettendo tempi rapidi per il rifacimento dell’iter processuale. Talmente rapidi che il collegio ha fatto i salti mortali per rispettarli.
Quindi il 13 novembre inizierà la discussione. O meglio accusa, parti civili e difese chiederanno quanto già chiesto mesi fa al collegio, nel frattempo cambiato. Il pm Federico Manotti aveva parlato per sette ore ad aprile, poi aveva chiesto 69 anni di carcere per i dodici imputati del processo sullo scandalo cremazioni. La pena più pesante per Renato Alibani, titolare di Euroservizi; quella più lieve per Michela Santucci, la fioraia accusata di aver rivelato che era stata posizionata una telecamera nei locali del forno crematorio del cimitero del Mirteto. Ma il sostituto procuratore aveva chiesto anche 5 anni per l’ex funzionario del Comune Renzo Fialdini e quattro anni per Augusto Calzetta, ex ufficiale dei carabinieri a riposo e socio di Alibani. Ecco le richieste: Renato Alibani, titolare all'epoca dei fatti Euroservizi che gestiva il forno crematorio di Mirteto, 12 anni; Renzo Fialdini, ex funzionario del Comune, all'epoca dei fatti responsabile dell'Ufficio cimiteri, 5 anni; A ugusto Calzetta, che risponde dell'imputazione di favoreggiamento, 4 anni; S ilvano Carmagnola, 7 anni; Alessandro Dazzi 6 anni; Piero Dell'Amico 7 anni; Marco Grassi 5 anni; Maurizio Guerra 7 anni; Enrico Paladini 3 anni, Luca Pelletti 7 anni, Michela Santucci 1 anno, Alan Tonazzini 5 anni.
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