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Asmiu: ricorso al Tar contro il Comune

Asmiu: ricorso al Tar contro il Comune

Il Cda dell’azienda contesta l’amministratore unico: può essere illegittimo. E si rivolge al tribunale

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MASSA. L’amministrazione Volpi l’ha voluta come mezzo per risparmiare soldi e per razionalizzare i rapporti fra azienda e Comune; il consiglio comunale l’ha votata a larga maggioranza (ma con la dura opposizione degli Arancioni e i tanti dubbi di Giacomo Bugliani del Pd). È la modifica allo statuto di Asmiu che introduce la figura dell’amministratore unico al posto del consiglio di amministrazione. Ora è lo stesso Cda di Asmiu a contestare questa “riforma”. E lo fa con un’iniziativa clamorosa: un ricorso al Tar.

La decisione è scaturita da una riunione del Cda di venerdì scorso e non è stata unanime, anzi. A votare a favore del ricorso al tribunale amministrativo sono stati solo il presidente Carlo Paolini e il consigliere Silvio Mazzoni. Paolo Umberto Giorgi si è astenuto, Giuseppe Nicolini ha votato contro; Stefano Porzano era assente e il giorno successivo ha annunciato le sue dimissioni dal Cda. Il provvedimento è passato solo perchè il voto del presidente vale doppio.

Le ragioni di questa iniziativa, che apre un conflitto fra gli organi di amministrazione di un’azienda controllata dal Comune e il Comune stesso (non dimentichiamo che il presidente Paolini è stato indicato dall’ex sindaco Roberto Pucci ed è in scadenza di mandato), le spiega proprio Paolini. «Abbiamo il timore, corroborato dai pareri legali che ci ha fornito lo studio dell’avvocato Laura Buffoni, che la figura dell’amministratore unico non sia legittima. Nelle Spa che hanno un profilo giuridico di diritto privato, la sostituzione del consiglio di amministrazione con l’amministratore unico è possibile, ma nelle società speciali come Asmiu, che rispondono alle regole del diritto pubblico, questa eventualità non è contemplata. Noi crediamo – prosegue Paolini – che l’amministrazione civica abbia fatto un errore ad affidarsi soltanto ai pareri dei funzionari del Comune, quando vi è parecchia incertezza sulla materia. L’amministratore unico potrebbe risultare dunque un soggetto giuridicamente non abilitato a firmare gli atti di competenza del Cda e se questo fosse accertato sarebbe un danno per l’azienda».

Un’azione di “autotutela”, insomma, quella avviata dal Cda, che nulla ha a che fare con questioni di poltrone, sottolinea Paolini: «Il nostro Cda è in scadenza e io non avrei alcuna obiezione se il Comune decidesse di nominarne un altro con soli tre componenti, come la modifica dello statuto prevede in alternativa all’amministratore unico. E neanche è una rivendicazione di Sel che chiede di mantenere la presidenza di Asmiu copme “risarcimento” per non avere assessori in giunta: non sono piani equiparabili.No, è una questione di legittimità». La riduzione a 3 membri del Cda e il passaggio dall’indennità ai gettoni di presenza (stabilito dal decreto Monti), inoltre, «garantirà comunque una netta riduzione delle spese. Anzi l’amministratore unico, che ogni giorno potrebbe essere chiamato in azienda, potrebbe rivelarsi più oneroso». Per questo, conclude Paolini, «credo che la questione possa essere risolta o trasformando Asmiu in Spa, cosa che comporta tempi lunghi, o nominando subito un nuovo Cda invece dell’amministratore unico. In qusto modo il ricorso sarebbe subito ritirato».

Proprio nel giorno in cui scade il bando per la nomina dell’amministratore, il Comune si trova dunque ad affrontare questa inedita bega. Breve ma deciso il commento del sindaco Alessandro Volpi: «Staremo a vedere dove porterà questo ricorso. Noi restiamo convinti dell’utilità d questa scelta che comporta significativi risparmi e rende più razionale ed efficace il rapporto tra l’amministrazione e l’azienda pubblica».(c.f.)

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