Il Tirreno

Altre 12 perquisizioni della Finanza

Altre 12 perquisizioni della Finanza

Trenta uomini delle Fiamme Gialle in aziende e abitazioni: sequestrati computer e libri contabili, si cercano riscontri

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CARRARA. Nell’inchiesta sul nero alle cave (e al piano), a tre settimane esatte di distanza dal primo, ieri un nuovo mega blitz della Guardia di Finanza e altre 12 perquisizioni con sequestri (in aziende del marmo e in abitazioni). Con una trentina di uomini delle Fiamme Gialle impegnati nella ricerca di riscontri anche sulle annualità precedenti a quella (del 2013) fino ad oggi contestata. L’annunciata “fase due” dell’inchiesta che ad oggi vede nove nomi iscritti nel registro degli indagati, si è aperta proprio ieri mattina.

Il numero degli indagati, da quello che trapela, è destinato ad aumentare, ma i sequestri e le perquisizioni di ieri (computer, libri contabili, fatture) sarebbero stati fatti senza altri indagati. L’accelerazione arriva dopo una settimana di relativa calma, caratterizzata, dopo le sentenze del tribunale del riesame dai dissequestri del materiale requisito ad alcuni degli indagati ossia l’imprenditore indiano Kapur Munish e Nicola Fontanili. Proprio il giorno in cui anche i legali dei fratelli Venezia annunciano la volontà di presentare istanza di dissequestro, arriva la notizia delle nuove perquisizioni e dei nuovi sequestri. Un effetto “domino” che del resto era stato annunciato fin dalle prime fasi della indagine sul “nero alle cave e al piano”.

Tanto che sia dalla Procura che dal comando provinciale della Guardia di Finanza, si è continuato a ripetere che era solo l’apice di un’operazione molto più ampia. Non è escluso quindi che prossimamente possano esserci altri indagati, anche sulla base dei riscontri trovati nel nuovo materiale acquisito. Le dodici aziende carraresi finite ora nel mirino sarebbero quelle con cui gli indagati avevano maggiori rapporti di lavoro. Di più se ne saprà nei prossimi giorni. Ma il materiale allo studio della Finanza è adesso davvero tanto.

I 5 Stelle contro Assindustria. «Nessun patto con gli industriali»: è il concetto espresso in una nota dal Movimento 5 Stelle; a fianco dell’inchiesta, prosegue infatti il dibattito sul settore del marmo. «Assindustria ha invitato a lavorare “insieme per rafforzare il settore marmo” - scrivono i grillini - Riteniamo più opportuno che ognuno se ne stia nel proprio ruolo: gli imprenditori facciano impresa, le amministrazioni amministrino e i politici facciano politica senza promiscuità a danno della comunità che è quella indifesa dopo che i partiti si sono impossessati delle istituzioni». «Sulle ricadute per la città - proseguono - siamo molto perplessi: i dati citati da Assindustria sembrano tirati fuori dal cilindro di qualche illusionista e le uniche vere ricadute per la comunità sono le polveri di marmo, l’inquinamento delle sorgenti e i debiti contratti per la Strada dei Marmi. Altra lamentela è relativa al gettito del marmo: si dimentica che la “corresponsione di apposito canone, da destinarsi all'attività estrattiva e alle attività dì supporto della medesima” così come la “durata di 29 anni” e la parola “automaticamente” sono stati introdotti nel 2002 dalla amministrazione Segnanini col voto favorevole di Angelo Zubbani: un lauto regalo agli imprenditori delle cave che dimenticano il piccolissimo particolare che le montagne sono di tutti e non loro, il marmo è un bene della collettività, quindi devono pagare ciò che sottraggono a tutti». «E non è certo vero che i cittadini di Carrara pagano meno tasse, hanno migliori servizi sociali, strade sistemate e cura dell’ambiente, niente di tutto questo, perché una parte se la riprende il mondo del marmo, l’altra se ne va a sostituire le risorse che non arrivano da altre fonti a tutto vantaggio di altri - prosegue la nota - Si parla poi di “stringere un patto che faccia perno sulla certezza del diritto e su un congruo arco temporale per la corretta coltivazione delle cave”: sulla durata delle concessioni (che non ci sono) dopo aver fatto introdurre la regola dei 29 anni citata, ci pare ci sia poco da discutere, immaginiamo che qualunque durata, sia essa 10, 15, 20 anni sarà sempre troppo breve». «Quanto poi alla certezza del diritto ricordiamo ad Assindustria che le Amministrazioni che si sono succedute in questi circa 20 anni non hanno mai applicato la sentenza 488/95 della Corte Costituzionale, ovviamente per non “inimicarsi” lor signori e permetter loro di sentirsi “proprietari” di cava e di agire quindi di conseguenza - si chiude la nota - Non dimentichiamo poi i continui ricorsi agli arbitrati, al tribunale e al Tar da parte delle imprese, nonostante gli accordi con le Amministrazioni: più che di certezza del diritto c'è da parlare di certezza che il marmo si porta via ad usum fori. Se i toni sono “ostili” è perché lor signori hanno superato ogni limite di decenza. Toglietevi la maschera e apparite in tutta la vostra sfrontatezza, a meno che anziché vivere in uno stato di diritto non viviamo in un regime aziendocratico dove appunto gli imprenditori “dettano legge” come del resto vien da pensare sentendo in commissione che il dirigente al marmo sta telefonando agli imprenditori coinvolti per sapere se vogliono o meno che il comune applichi la sentenza del Tar». (a.v.)

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