Il Tirreno

Povertà, disagio e la rovina del gioco: l’altro volto della città

Don Maurizio racconta il dramma delle tante famiglie assistite dalla parrocchia: «Fra ricchi e poveri un abisso»

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MONTIGNOSO. «La piccola borghesia non esiste più. Esistono i ricchi ricchi e i poveri poveri. Persone che hanno tutto e persone che non hanno nemmeno l’elettricità in casa. Facendo attenzione ovviamente ai finti poveri, ovvero quelli che pensano di avere bisogno di beni non di primaria utilità. E poi ci sono quelli che, per disperazione, si buttano nel gioco d’azzardo». Don Maurizio, parroco della chiesa di San Giuseppe Artigiano al Cinquale, descrive così il panorama sociale del territorio che delimita la sua comunità di parrocchiani.

Una comunità che si estende dall’Aurelia fino al Lungomare, e dal confine con il Forte dei Marmi fino ai Ronchi, per un totale di 6500 abitanti in inverno e 12 mila estate. Una comunità dove il divario fra i ricchi e i poveri è sempre più ampio, e dove il numero delle persone senza reddito aumenta di anno in anno, incrementato da un sistema, forse, sbagliato, e con un welfare state sicuramente debolissimo. Montignoso è il comune con il reddito pro capite più alto della provincia di Massa e Carrara: una mera statistica che non mostra il divario tra chi ha a sufficienza di che vivere e chi no. Lo sa bene, lui, Don Maurizio, che da ormai otto anni, alla guida della Caritas di San Giuseppe Artigiano, quotidianamente è a contatto con la disperazione di cittadini che non sanno come andare avanti e chiedono aiuto alla parrocchia.

«Spesso vengono persone a chiedere aiuto per pagare le bollette – racconta il parroco – perché è evidente che in certi casi sono veramente alte e non ci sono aiuti statali per tutti. Noi come parrocchia più di tanto non possiamo fare». Una volta al mese la Caritas di San Giuseppe Artigiano distribuisce pacchi di generi alimentari di prima necessità, come pasta, olio, pelati, biscotti. Alimenti con il quale una famiglia riesce ad andare avanti una settimana, non di più. Le famiglie montignosine a cui vengono distribuite sono circa una quarantina, anche se il numero ovviamente è meramente indicativo del reale numero di bisognosi sul territorio.

«Non è facile chiedere aiuto, ci sono sentimenti di pudore, di vergogna a superare – continua don Maurizio – La maggior parte delle famiglie bisognose le abbiamo individuate noi, io e i miei collaboratori, perché conosciamo bene i nostri parrocchiani, sappiamo quali sono le loro condizioni economiche e sociali. Ma molte altre persone non le riusciamo a raggiungere, rimangono fuori da questo quadro di povertà». Un quadro di povertà, appunto, composto da diversi tasselli di disperazione.

Se da una parte c’è chi proprio non ha un euro in tasca, dall’altra c’è chi l’euro ce l’ha ma lo spende nel gioco d’azzardo. Un fenomeno, quello della ludopatia, che, dai racconti del parroco, sembra essere in crescita anche nel territorio montignosino. «Una volta non c’erano così tante slot machine nei bar. Adesso c’è una sala ad hoc e qui in zona sono sempre piene. Uomini, ragazzi che passano le giornate a sperare in una fortuna che non arriva mai. Vincono una volta e perdono cento. E così si cade in rovina. E questo perché questo sistema politico-sociale non sta garantendo un futuro. Soprattutto ai giovani. E noi, invece, è proprio dai giovani che vogliamo partire avviando percorsi formativi promossi indirizzati a loro».

L’educazione è d’altronde uno dei punti fondamentali della parrocchia. “Quello su cui puntiamo – conclude Don Maurizio – è lavorare sulla coscienza. Cerchiamo attraverso di corsi formazione di educare alla carità e all’apertura all’altro. In un momento come quello attuale, di crisi economica e di debolezza statale, la carità è indispensabile».

Melania Carnevali

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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