Il dolore
«Basta polemiche, un patto per il marmo»
L’intervento di Assindustria: i toni animosi attorno al nostro settore non fanno bene né alla città né alla sua immagine
CARRARA. Dopo un lungo silenzio l’Associazione industriali interviene nel dibattito in corso sul mondo del marmo, anche a seguito dell’inchiesta della Procura e delle Fiamme Gialle sul lapideo.
«Basta polemiche e lavoriamo insieme per rafforzare il settore marmo»: è questo il messaggio degli industriali, affidato a una nota stampa.
«Il mondo del marmo da alcune settimane è al centro di polemiche dai toni animosi e intrise di luoghi comuni che non fanno bene né alla città né alla sua immagine- scrive Assindustria - Il primo di questi luoghi comuni riguarda l'effettiva consistenza economica e sociale del marmo. Si dice che il settore avrebbe solo limitate ricadute per la comunità e il suo tessuto imprenditoriale viene additato come arroccato a difesa di inaccettabili privilegi».
«Se solo - si legge - lasciamo decantare le tossine delle polemiche, il quadro si presenta subito molto diverso: il settore lapideo continua a rappresentare l'ossatura portante dell'economia locale, questo nonostante il drastico ridimensionamento della lavorazione del granito innescato dall'ingresso sulle arene commerciali globali dei Paesi emergenti».
«È un atteggiamento non responsabile - prosegue la nota - disconoscere le reali dimensioni del settore: intorno al marmo non "campa" un ristretto numero di attività e di persone; le imprese che operano direttamente e nell'indotto del marmo fanno girare un terzo dell'intera economia provinciale e danno lavoro a più di 12.500 persone (dati della Camera di commercio). La filiera del marmo, inoltre, non si è svuotata ma lavora 600mila tonnellate di materiale lapideo (marmi locali ed una quota di marmo importato); è il 40% di quanto viene esportato dall'intero Paese».
«Anche il ritorno finanziario per le casse del Comune, derivante dai tributi sul comparto dell'escavazione del marmo, è decisamente più consistente di come lo si rappresenta- va avanti l’intervento dell’Associazione industriali - 17 milioni di gettito, di cui solo una parte è reinvestita in opere o prestazioni a servizio del settore (in primis, la strada dei marmi)».
«Grazie a questo introito, il Comune ha la possibilità - mettono nero su bianco gli industriali - , rispetto ad altri Comuni, di mettere meno tasse ai cittadini e di investire di più in servizi sociali, strade e cura dell'ambiente. Responsabilità è preoccuparsi di come migliorare la situazione del settore, dal monte al piano, assicurando anche maggiori risorse per il Comune».
«Per fare questo, però, occorre stringere un patto che faccia perno sulla certezza del diritto e su un congruo arco temporale per la corretta coltivazione delle cave, elementi imprescindibili per svolgere attività imprenditoriali, incoraggiare gli investimenti e creare nuova occupazione- prosegueAssindustria - Per cogliere questi obiettivi, il dibattito sulla rivisitazione della Legge regionale e dello stesso Regolamento comunale, dovrebbe scorrere lungo questi binari, rinunciando ad usare toni ostili». «Un settore complesso come quello del marmo, infatti - si chiude la nota - può essere gestito solo attraverso un esame oggettivo delle stato delle cose e scevro di letture ideologiche, e gli interventi devono stare molto attenti a "maneggiare con cura" una realtà produttiva che presenta caratteristiche decisamente peculiari».
(a.v.)
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