Italia
Le Rta? «Sono un pozzo a perdere Cambiare destinazione “si deve”»
Parla Maurizio Baldi, titolare de “Le Pinete” di Cinquale, uno dei residence sequestrati e poi “liberati” «Questo tipo di turismo è finito, i bilanci in rosso da anni, per noi gli appartamenti sarebbero un affare»
MONTIGNOSO. Cambiare destinazione alle Rta, restituire dignità al settore turistico, impegnare risorse nel dissesto idrogeologico. Il dibattito sollevato dal sindaco Narciso Buffoni è tutt'altro che spento e sappiamo cosa ne pensano la politica e gli albergatori a riguardo. Ma quale è il punto di vista di chi nelle Rta ci aveva investito tanto e oggi si trova nell'occhio del ciclone? Ce lo spiega il titolare di una delle Rta di Cinquale Le Pinete, Maurizio Baldi, imprenditore pratese. «Faccio parte del cda sia della cooperativa Le Pinete, che della cooperativa Le Apuane e sono proprietario di alcuni appartamenti al loro interno. La stagione è andata male, come per tutto il comparto alberghiero; non esistono più famiglie che possano permettersi mesi di vacanza, ora sono tutti week end mordi e fuggi, singole giornate, settimane se si è fortunati. A nulla servono offerte e pacchetti, noi Rta l'abbiamo pagata cara la crisi, bilanci in rosso da anni»
Il sindaco Buffoni sostiene che le Rta non funzionino più. Lei cosa ne pensa?
«Ha ragione il sindaco quando dice che in pochi anni è cambiato il mondo e dunque anche il turismo. La gente non ha più soldi da spendere in vacanze e, se decide di farlo, capiamo bene che preferisca trascorrere dei giorni in una struttura in cui è servito e riverito, non in una Rta che deve pulire, per cui deve fare la spesa e cucinare. Gli alberghi offrono tutta una serie di servizi a prezzi scontatissimi ed ecco spiegato perché non si fanno più clienti.
Siete aperti in questi giorni?
«Le Pinete hanno chiuso a settembre: la struttura è piccola, 19 appartamenti, retti da 15 soci, che in inverno rimanevano quasi sempre vuoti. A conti fatti non potevamo permetterci di pagare un guardiano notturno. Diverso è il discorso per Le Apuane: lì sono 48 villette di 30 soci, il mercato è un po' diverso e teniamo aperto tutto l'anno. Ma la stagione finisce a settembre anche lì».
Come avete vissuto l'inchiesta sulle Rta?
«Le Pinete sono state sequestrate prima ancora di essere inaugurate. Avevamo tutto pronto e ci hanno messo i sigilli. È stato un grande dolore. Lo abbiamo subìto ingiustamente, è stato come un processo alle intenzioni. Facemmo ricorso al Consiglio di Stato e vincemmo. Poi avremmo potuto chiedere un risarcimento danni, materiali e morali per il danno ricevuto in quasi due anni di chiusura forzata. Ma abbiamo preferito evitare, anche perché l’Amministrazione di allora ci aiutò a rimetterci in carreggiata. Riaprimmo, ma intanto era cambiato tutto, anche dal punto di vista dell’immagine, se avessimo voluto rivendere nessuno avrebbe comprato».
Adesso si parla di cambio di destinazione. Che ne pensate?
«Sulla carta sarebbe un affare per noi, lo ammettiamo. Le Rta sono un pozzo a perdere. Ma non crediate che appartamenti residenziali oggi si vendano o si affittino come una volta. È probabile che ci rimarrebbero sul groppone a lungo. E comunque dovremmo valutare anche noi l'entità degli oneri imposti dal comune».
Ma voi aveste dei benefici quando costruiste proprio perché dovevano essere Rta
«Benefici? Sì, anche. Ma anche tante spese. Le Pinete erano un rudere che cadeva a pezzi e che abbiamo ristrutturato. Era un ex albergo in fallimento brutto da vedere e pericoloso. Le Apuane erano una palude, ci correvano i cavalli, ci abitavano le zanzare e noi lo abbiamo risanato, e credo che il comune ne sia stato comunque contento».
Gli albergatori si metteranno di traverso lo sa? A meno che il cambio di destinazione non riguardi anche loro
«Sì, ma non capisco bene perché. Se smettiamo di essere Rta i turisti che intercettavamo noi li prenderebbero gli alberghi, pochi o tanti che siano. Inoltre dovrebbero effettuare grandi ristrutturazioni nelle loro strutture per creare possibili appartamenti e io, sinceramente, se fossi in loro non spenderei mai quei soldi, con un mercato immobiliare comunque fermo»,
Manuela D’Angelo
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