Il Tirreno

I beni estimati scorporati dagli usi civici

I beni estimati scorporati dagli usi civici

Le associazioni carraresi in Regione per chiedere rassicurazioni e scongiurare la “privatizzazione” di una parte delle cave

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CARRARA. Alcune associazioni toscane hanno contestato ieri mattina, davanti alla commissione Demanio della Regione, la proposta di legge 225 per la disciplina degli usi civici. Il grosso della delegazione era composto da associazioni carraresi, preoccupate che la norma possa facilitare la privatizzazione dei Beni Estimati delle cave di Carrara.

La proposta di legge 225 rischia di spianare la strada alla privatizzazione dei Beni Estimati delle cave di Carrara: è sulla base di questa preoccupazione che un nutrito gruppo di associazioni carraresi, ha chiesto e ottenuto un incontro con la Commissione Demanio della Regione Toscana, impegnata nell’esame di quella norma.

Alla volta di Firenze sono partiti i rappresentanti di Legambiente Carrara, della sezione Apuo-Lunense di Italia Nostra e di Arci Massa-Carrara: insieme alle delegazioni regionali di Legambiente e Italia nostra, e a quella del Centro G. Cervati di Seravezza, ieri mattina il gruppo ha esposto le proprie perplessità ai consiglieri regionali, spiegando che la legge 225 rischia di “sdemanializzare e liquidare le terre originariamente civiche” e di far sì che “i beni civici originariamente agricoli ed oggi destinati ad altri usi produttivi (…) acquistino la natura di proprietà privata”. Un tema scottante, soprattutto per Carrara, dove l’amministrazione è impegnata nella riforma del Regolamento degli Agri Marmiferi ed è chiamata a superare, tra i vari scogli, anche quello dei cosiddetti Beni Estimati, mai assoggettati alle norme contemplate per gli agri. Non è un caso dunque che il portavoce della delegazione ricevuta ieri dalla Commissione Demanio fosse proprio un carrarese, Ildo Fusani, dirigente del settore Marmo durante l’amministrazione Fazzi-Contigli e membro del comitato “Uti Singuli, Uti Cives”, impegnato nella difesa dello status di “demanio civico” delle cave.

«Per quanto riguarda Carrara la preoccupazione è che i beni estimati vengono assoggettati a proprietà privata» ha spiegato Fusani.

«La Commissione si è limitata ad ascoltarci anche se è emerso che le preoccupazioni delle associazioni sono fondate» ha aggiunto il portavoce delle associazioni, raccontando che la commissione regionale si è impegnata a definire meglio la disciplina dei Beni Estimati con una norma diversa. «Devono scrivere meglio le cose perché, per com’è oggi, l’articolo 1 comma 2 della legge, è un preludio alla “privatizzazione” dei Beni Estimati» ha precisato Fusani, confessando che le rassicurazioni della Commissione non hanno fugato del tutto i timori delle associazioni. L’idea della Regione sarebbe quella di “scorporare” le cave dalla legge sui demani civici e di disciplinare i Beni Estimati con la riforma della 78/98, la legge sulle attività minerarie a cui l’amministrazione toscana starebbe lavorando e che, secondo il Comune di Carrara dovrebbe contenere le “garanzie giuridiche” necessarie a sostenere la Riforma degli Agri: «Le cave sono demani civici e quindi le due cose andrebbero trattate insieme – ha ribadito Fusani - Invece i Beni Estimati di Carrara e i beni sociali di Vinca saranno separati dal demanio civico e, a fronte delle rassicurazioni, non sappiamo ancora come li tuteleranno».

Alle associazioni carraresi, non resta dunque che attendere di vedere come saranno tradotti, nero su bianco, gli impegni assunti dalla Commissione Demanio.

Cinzia Chiappini

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