Sicurezza
Himalaya, rientrati i liguri-apuani
Carrara, ecco il racconto dell’impresa mancata per maltempo
CARRARA. Si è conclusa l'avventura dei Liguri-Apuani sul Tetto del Mondo: un'impresa che ha mostrato come lo sport possa essere strumento culturale e di contatto fra le popolazioni del mondo Cinque alpinisti hanno raggiunto il Campo 4 del Manaslu a 7500 m, ma sono stati fermati dal brusco peggioramento delle condizioni meteo.
Tutto il team ha fatto rientro in Italia mercoledì 16 ottobre
Fa freddo fuori. Un freddo che mette a dura prova il fisico e i nervi. Il termometro scende fino a -40° C e il vento gelido sconquassa le tende con raffiche che toccano i 120 km orari. Nella notte fra il 2 e il 3 ottobre, Fabrizio Molignoni, Edoardo Rixi, Riccardo Vaira, Cristiano Virgilio, Paolo Frittella della Spedizione Alpinistica dei Liguri-Apuani si trovano a 7500 metri di quota, al Campo 4 del monte Manaslu. Sono saliti in circa sei ore dal Campo 3, a 6800 metri, dove hanno lasciato i compagni Lorenzo Ratti e Paolo Cavallo. Il cielo si presentava terso e idoneo per l'ultimo tratto di salita: una successione di tre salti più ripidi intervallati ad altrettante selle nevose per giungere alla piramide sommitale. Pertanto il gruppo aveva deciso, in accordo con gli sherpa d'alta quota, che almeno tre alpinisti della squadra avrebbero tentato la scalata: partendo verso la mezzanotte in dieci ore avrebbero toccato la vetta. Ma nella notte la situazione meteorologica era cambiata nettamente e all'improvviso la montagna aveva mostrato il suo lato più ostile. Adesso i cinque si trovano a prendere una decisione importante: il gruppo sa che questa è l'ultima occasione per tentare la vetta, dopo non ci sarà più tempo. Ma la squadra sa anche che, come ha ripetuto più volte il capo-spedizione Fabrizio Molignoni nelle tante occasioni di incontro col pubblico prima della partenza, «il buon alpinista è quello che torna a casa». Per il momento dunque non resta che posticipare l'ultima scalata alle 3 del mattino: «Sperando in un miglioramento», come racconta il team-leader, Fabrizio Molignoni. Col passare delle ore, tuttavia, il tempo non solo non migliora, ma al vento, al gelo, si unisce una forte nevicata. A questo punto il team prende l'unica decisione possibile da prendere: tentare la ritirata. Decisione che viene condivisa da tutti gli altri piccoli gruppi ancora presenti al Campo 4.
«La discesa si rivela impegnativa e faticosa, sia per la quantità di neve che velocemente si è depositata sui pendii, sia per i carichi che i singoli componenti hanno da trasportare. Inoltre il mal di montagna ha colpito uno di noi, Riccardo Vaira, che ha dovuto far ricorso all'ossigeno supplementare per portare a termine la discesa. In 12 ore tutti i componenti sono riusciti comunque a raggiungere il Campo Base, e si sono riuniti ai compagni in attesa», racconta il capo-spedizione. La decisione si è poi rivelata provvidenziale, dato che, come rivela ancora il caposquadra: «Siamo venuti a conoscenza che il giorno 6 ottobre la montagna ha scaricato la quantità di neve accumulata nell'inattesa perturbazione con una valanga di notevoli proporzioni che ha colpito il sito del Campo 3 spazzandolo via completamente: le tende ancora lì presenti sono state ingoiate dalla massa nevosa e disperse».
Lo stesso giorno, il 06 ottobre, tutto il team dei Liguri-Apuani, formato oltre che dai sette nominati sopra, anche da Maurizio Cattani e Tiziano Boldrini, inizia la discesa dal Campo Base lungo la splendida valle di Budhi Gandaki; il 10 ottobre raggiunge la cittadina di Arughat e l'11 ottobre finalmente Katmandu, per il rientro in Italia.
Si è dunque conclusa la Spedizione Alpinistica dei Liguri-Apuani Manaslu 2013, l'impresa che ha portato per la prima volta un team di alpinisti Liguri e Toscani a tentare la scalata di una montagna di ottomila metri, il Manaslu (8163 m), nell'Himalaya nepalese. Un'impresa che si è distinta fin da subito per il taglio non solo sportivo ma anche culturale. Nello zaino gli alpinisti portavano, assieme al materiale tecnico, un pezzettino della loro terra: le eccellenze eno-gastronomiche locali, da far assaporare alle altre spedizioni dirette al Manaslu nell'intento dichiarato di mettere in luce le ricchezze e l'unicità della vasta area compresa fra Liguria, Toscana, ed Emilia Romagna. Approfittando dello stallo in cui si trovava a causa del maltempo, il gruppo non ha perso occasione e, il 22 settembre, ha organizzato un pranzo con le prelibatezze portate da casa. Sulla tavola apparecchiata nel tendone del Campo Base, a quota 4800 m, comparivano: il lardo di Colonnata Igp della larderia Mafalda, il vino vermentino doc Colli di Luni dell’azienda La Felce e della Cantina di Nonno Pescetto, l’olio extravergine d’oliva dell’azienda agricola La Sarticola, la farina Antico Grano Bianco della azienda agricola La Giara, i testaroli a marchio Lunigiana in Tavola di Lunigiana Alimentare. E ancora: il formaggio e i salumi dell’azienda agri-turistica la Debbia, il formaggio Parmigiano Reggiano Dop del Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano, i mitili della Cooperativa Miticoltori Spezzini, il miele della Strada del Miele di Calice al Cornoviglio, Tresana, Mulazzo. Ed inoltre l’olio e le olive 100% taggiasche di Olive di Dolceacqua snc, il salame Sant’Olcese De.Co. del salumificio Cabella e il pesto offerto dal Genovese di Roberto Panizza.
A suggellare il tutto con un tocco d'arte restano poi gli schizzi e i bozzetti dello scultore carrarese Paolo Cavallo, componente della squadra ed esperto delle tradizioni buddhiste e della filosofia zen, che ha portato con sé tutto il materiale per raccontare attraverso la potenza delle immagini un'impresa davvero straordinaria.
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