Il Tirreno

Gioco d’azzardo ora è vero allarme: 1.189 euro a testa

Gioco d’azzardo ora è vero allarme: 1.189 euro a testa

La crisi economica spinge davanti alle “macchinette” e così siamo al top in Regione per importo pro capite

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CARRARA. “Gap: siamo sicuri che sia un gioco?”: questo il tema del convegno svoltosi all'Autorità Portuali di Marina di Carrara, promosso dal Dipartimento della Salute Mentale e delle Dipendenze dell'Asl1, in collaborazione con l'Associazione Ogap (gruppo polidipendenze).

L'evento, finanziato dalla Regione Toscana, ha visto la partecipazione di molti, compresa una classe dell'Istituto socio-pedagogico Montessori. È stato così possibile avere un quadro esauriente e a tutto tondo del Gap (Gioco d'Azzardo Patologico), nonché del rischio di dipendenza, troppo spesso sottovalutato.

Si tratta infatti di un fenomeno in costante crescita e che, oltre ad esser stato incentivato sempre più da tutti i governi che in Italia si sono succeduti, va di pari passo con il dilagare della crisi economica.

«Seppur il gioco d'azzardo sia vietato e rientri nel nostro codice penale, vengono accettate deroghe da parte del Governo», afferma il presidente di Conagga (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d'Azzardo) e membro dell'Associazione “Papa Giovanni XXIII” di Reggio Emilia Matteo Iori, «è così che, dal 1997, col Governo Prodi, fino all'ultimo Governo Berlusconi nel 2011, sono stati introdotti ben 21 giochi d'azzardo».

«Nel 1991 la Regione Toscana fu la prima a reagire, istituendo un convegno sul tema e intravvedendo i pericoli del fenomeno», spiega Arcangelo Alfano, Funzionario toscano delle Politiche Socio-sanitarie e la Salute in Carcere, «per combattere una patologia ancor poco riconosciuta in Italia rispetto al resto d'Europa». «Nel 2011 il mercato mondiale dei giochi d'azzardo ha raccolto, al netto dei premi erogati, 417 miliardi di euro - aggiunge Iori - di questo mercato mondiale l'Italia, con l'1% della popolazione mondiale ma, con 18,4 miliardi, ne rappresenta il 4,4%».

Come detto, paradossalmente, sono le fasce più deboli le più minacciate dal gioco d'azzardo: gioca infatti il 47% degli indigenti, il 56% degli appartenenti al ceto medio-basso e il 66% dei disoccupati; anche il grado di istruzione ha il suo peso, la maggior parte dei giocatori ha la licenza media o il diploma, mentre la percentuale dei laureati è appena del 2%. Pochi soldi e poca istruzione, due ingredienti che aiutano a capire perché la nostra provincia tocchi i livelli patologici più alti della Regione con un importo “investito” nel gioco pari a 1.189 euro pro capite, per un incidenza del 7,5% sul Pil.

I passi avanti. Dal 2008 il Gap è stato inserito nelle dipendenze di competenza del Sert ed è attivo un osservatorio apposito composto da 14 soggetti: «Sono 50 gli utenti attualmente in carico al Sert», afferma il dottor Maurizio Varese, Direttore del Diparttimento Salute Mentale e Dipendenze dell'Asl1, «con richieste d'aiuto in crescita, ben 18 nel 2012 e 8 fino all'agosto 2013. Come abbiamo evidenziato per altre dipendenze - prosegue - il trattamento ha maggiori possibilità di riuscita se effettuato in gruppo e, essendo spesso accompagnato da disturbi psichiatrici, è necessaria anche la somministrazione di psicofarmaci; gioco e altre dipendenze poi - conclude - sovente camminano insieme: il 12% dei giocatori fa anche uso di cocaina e il 2% di alcol o di entrambe le sostanze». Legami fra diffusione del gioco e criminalità organizzata. «Al momento in provincia non è ancora successo nulla che potesse mettere seriamente a rischio l'incolumità della cittadinanza - afferma la Vice Prefetto Anna Mitrano, dall'Osservatorio provinciale - è altrettanto vero però che nei pressi dei locali dove sono presenti giochi (470 in provincia) si è assistito ad episodi di microcriminalità, furti e rischio di usura. Negli ultimi 3 anni le forze dell'ordine hanno effettuato 20 interventi su apparecchi, sequestrandone 8, oltre a ciò 6 sono stati gli interventi per gioco d'azzardo clandestino, procedendo a 3 arresti».

Delle istituzioni presenti il capogruppo del Pd Roberta Crudeli e il Presidente della Commissione Sociale Carlo Boni, per breve tempo anche l'assessore Giuseppina Andreazzoli. Ringraziando Varese e Maria Grazia Freschi dell'Ogap, Crudeli ha riconosciuto l'entità del problema e ricordato l'impegno dell'Amministrazione nell'intervenire, per quanto in suo potere, a frenare il gioco nel centro storico: «Come Commissione Sociale - afferma - presenteremo una mozione che impegni a vietare l'apertura di sale giochi nei luoghi più sensibili, come nei pressi di scuole e supermercati». Da parte sua Boni ha osservato come negli studi presentati non si faccia parola delle tombole, massivamente presenti a Carrara, «oltre a ciò - aggiunge - chiediamo di redigere una piccola relazione, che consegneremo ai nostri rappresentanti in Parlamento, perché chiedano, dato il patto di stabilità che strangola gli enti pubblici, di tassare maggiormente i giochi d'azzardo». Dalla relazione infatti era emerso quanto il ricavo statale, con i nuovi giochi, fosse irrisorio.

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