Il Tirreno

«Non siamo degli integralisti»

Roberto Guelfi (Lega del cane) spiega l’azione sul caso degli agnellini

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MASSA. Dispiaciuto e amareggiato per le tante cose scritte, per le accuse e le ingiustizie: parla, dopo giorni di dibattito sulla macellazione rituale, Roberto Guelfi, presidente della Lega del cane l'associazione animalista che firmò l'esposto contro presunti illeciti all'interno della stalla di via Martiri di Cefalonia. «Nessun blitz nella proprietà privata- replica Guelfi- lunedì sera eravamo in quattro, ci siamo appostati davanti alla Ilmet, quindi molto distanti dalla stalla e non avevamo intenzione di creare tensioni, o scontri. Eravamo lì perché volevamo controllare che la vendita degli agnelli e dei montoni si svolgesse regolarmente. Non abbiamo visto nulla di strano quella notte e siamo tornati a casa»..

Guelfi non si sottrae al dibattito e spiega che il suo esposto nasce da "rivelazioni di fonti confidenziali" (avallato anche da un secondo esposto firmato da un ispettore di Polizia e consegnato in Questura) che hanno portato l'associazione a volerci vedere più chiaro: «Nessun accanimento nei confronti dei titolari della stalla- dice Guelfi- sappiamo che sono persone che lavorano da decenni in quel campo; ma il mercato della macellazione rituale ha molti chiaro scuri in tutta Italia e noi siamo un'associazione che ha l'obbligo di tutelare gli animali in qualunque situazione. Quando ci esponiamo con delle denunce non devono chiamarci integralisti».

Lunedì sera alla stalla di via Martiri di Cefalonia sono arrivati i carabinieri, ma, dice Guelfi, non sono stati chiamati per disordini o scontri in atto: «Noi eravamo distanti dalla stalla- ribadisce Guelfi- io ho parlato personalmente con il Maresciallo Garau che ci ha detto dopo un po' che gli agnelli erano stati caricati sul camion, che il numero era congruo alla portata del mezzo e che la destinazione era quella del mattatoio, certificato da tutti i soggetti preposti alla macellazione dei capi. Saputo questo ce ne siamo andati. Arrivato a casa, è vero, ho scritto un post sulla mia pagina di Facebook, dove ho ammesso che avevamo fatto il possibile per evitare un massacro, ma non con la forza, bensì cercando di capire se potevamo appellarci a situazioni di illecito. Era tutto in regola quella sera, quindi la partita per noi si è chiusa». Gli animalisti volevano accertarsi che la vendita degli agnelli non si svolgesse al dettaglio, come purtroppo accade in molte parti d'Italia: un giro di nero che vale centinaia di migliaia di euro, un mercato alimentato da chi la macellazione rituale vorrebbe eseguirla come impone la religione islamica, ovvero in casa, con sgozzamento a freddo su capi vivi. Invece l'Occidente impone norme sanitarie e veterinarie.

Questo, secondo gli animalisti italiani, indurrebbe i cittadini islamici a cercare agnelli senza cartellino, di dubbia provenienza, da acquistare al nero. «Mi dispiace se il pastore ha accusato un malore- conclude Guelfi- non era mia intenzione, ma non credo di esserne responsabile».

Eppure Coldiretti non ci è andata leggera nei confronti degli animalisti, accusati di accanimento contro l'azienda di pastori, tanto che, tra il danno di immagine e, probabilmente quello economico che la vicenda ha creato, non si escludono future azioni legali.

Manuela D’Angelo

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