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MASSA. È lunedì sera quando il consiglio comunale approva l’introduzione e le tariffe della Tares, il tributo sui rifiuti che sostituisce la vecchia Tarsu. Quelle tariffe saltano agli occhi dei...
È lunedì sera quando il consiglio comunale approva l’introduzione e le tariffe della Tares, il tributo sui rifiuti che sostituisce la vecchia Tarsu. Quelle tariffe saltano agli occhi dei commercianti. Un paio di giorni e si fanno sentire: troppi soldi da sborsare per chi gestisce locali, bar, pizzerie, pasticcerie. Cifre - assicurano gli operatori - che il settore, già messo a dura prova dalla crisi, non è in grado di sostenere. Paolo Arpagaus, presidente di Confesercenti, non usa mezzi termini: «Si rischia che provvedimenti di questo tipo diano il colpo di grazia a molte attività». La soluzione? Convocare un incontro e rimettere mano alle tariffe:«Occorre intervenire per correggere le distorsioni. E farlo al più presto».
Vero, rispetto alla Tarsu, la nuova tariffa è alleggerita per alcune categorie (uffici e capannoni, per fare un esempio), ma c’è chi paga sensibilmente di più. Aumento del 23% per ristoranti, trattorie, rosticcerie e pizzerie. L’incremento supera il 100% se la pizzeria è al taglio. Lo stesso vale per ortofrutta e pescherie. Anche bar, pasticcerie e caffè fanno i conti - è il caso di dirlo - con la Tares che costerà ai titolari circa il 35% in più della vecchia Tarsu. I commercianti propongono correttivi. Punto primo: «L’applicazione al minimo dei coefficienti sia per la tariffa fissa sia per quella variabile». Non solo «per tutto il comparto dell'alimentare e del fresco le possibilità che la norma consente di riduzioni forfettarie legate alla riduzione del rifiuto organico, attraverso la raccolta differenziata e il compostaggio». Ma Arpagaus non si ferma qui: pensa anche all’introduzione di comportamenti virtuosi legati ad eventuali “sconti”. Un esempio: stoviglie di plastica e biodegradabili per risparmiare sulla tassa rifiuti.
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