Il Tirreno

Biomasse, de profundis dal commercio

Biomasse, de profundis dal commercio

Levata di scudi dal settore che si dichiara soddisfatto dei ripensamenti della giunta sulla centrale di Novoleto

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PONTREMOLI. «Siamo contenti del ripensamento della giunta comunale. Ma ora vogliamo essere sicuri che di questo progetto non si parli mai più. In nessun modo e in nessuna forma. Speriamo nel buon senso di chi ci governa».

Sono parole chiare e tranciante quelle che alcuni commercianti che operano nell’area, o comunque nei pressi, di Novoleto espongono con fermezza sulla vicenda della possibile installazione di un impianto a biomasse a opera della Renovo Bioenergy di Mantova. Il progetto ha avuto un brusco stop dopo che la giunta ha deciso di verificare una procedura burocratica non rispettata da parte della ditta che, sembra, sia stata sufficiente a far saltare l’accordo per la cessione dell’area in cui doveva essere realizzato l’impianto.

Ma la tensione resta ancora alta tra i commercianti che rivendicano i disagi che subirebbero se nell’area venisse realizzato tale impianto. Alberico Varoli della General Beverage evidenzia come la sua sia una produzione alimentare di qualità ed ecocompatibile «abbiamo ottenuto riconoscimenti a livello regionali – rivendica con giusto orgoglio – per lo sviluppo sostenibile ed eco efficiente. Certo avere a fianco una centrale a biomasse andrebbe in contrasto con tutto il lavoro di qualità che stiamo portando avanti». Poi evidenza un retroscena: «Al 21 dicembre 2012 stavamo trattando con il Comune l’acquisto di un terreno per l’ampliamento della nostra struttura, senza però avere alcun avviso che il Comune stesse trattando con la Renovo. Un impegno economico da 3 milioni che avrei portato altrove se il progetto dell’impianto a biomasse fosse andato avanti».

Sulla stessa linea d’onda anche Silvio Grilli dell’agenzia Immobilnova: «Intanto dobbiamo ringraziare i cittadini, le aziende e i consiglieri di minoranza che si sono messi di traverso al progetto e si sono attivati per il ricorso al Tar». E poi evidenzia come la sola possibilità del progetto abbia creato una ricaduta negativa sull’economia immobiliare. «I possibili acquirenti una volta saputo di questa ipotesi retrocedevano dall’offerta. Perché chi vuole comprare casa a Pontremoli e nell’alta Lunigiana lo fa pensando di trovare un posto salubre e ambiente verde alle pendici del Parco toscano dell’Appennino».

Pierangelo Fanti della ditta Steiner che produce cioccolato, parla del sottile equilibrio di cui il suo prodotto necessita e che potrebbe essere contaminato dalla presenza di un impianto a biomasse. «Abbiamo una produzione biologica senza glutine, certificata dall’Associazione italiana celiachia. Ha un equilibrio molto delicato: se nell’impianto venisse bruciato, per esempio, del mais, il cioccolato ne sarebbe contaminato perdendo così tutta la sua peculiarità»,

Sugli effetti diretti dell’inquinamento, si sofferma Susanna Savio dell’agriturismo e aziende agricola Podere Rottigliana: «Produco olio e vino, allevo animali con foraggio e non uso pesticidi. Potrei continuare a produrre e a vendere i miei prodotti con a fianco un impianto a biomasse?». Ed evidenzia inoltre qual’è l’aspetto su cui deve puntare la Lunigiana: «Agricoltura e turismo: settori, entrambi, che non hanno certo bisogno di centrali come quelle previste, anzi).

«Che bio è?» chiedono con chiara intenzione provocatoria i coniugi agricoltori Nicoletta Filippi e Gianmarco Orsi. «Se davvero si vogliono tenere puliti i boschi, bisogna dare una mano a chi davvero ci lavora e li difende».

Riccardo Sordi

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