Il Tirreno

Accertamenti fiscali sugli imprenditori e le ditte indagate

Accertamenti fiscali sugli imprenditori e le ditte indagate

Inchiesta “nero alle cave”: conti correnti e fatture saranno passate al setaccio dalla Guardia di Finanza

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CARRARA. Alla luce delle sentenze del Tribunale del riesame la Procura studia le carte e, al momento non dà inizio agli interrogatori annunciati proprio per questa settimana.

L’attenzione, adesso, si concentra sugli accertamenti fiscali quelli che verranno fatti (alcuni in realtà sono già cominciati) agli imprenditori iscritti al registro degli indagati nell’ambito della maxi inchiesta sul nero alle cave condotta dalla dottoressa Rossella Soffio e coordinata dal procuratore capo Aldo Giubilaro.

Il punto di svolta, secondo gli addetti ai lavori e ai consulenti di alcuni degli imprenditori finiti nel registro degli indagati, potrebbe arrivare proprio dalle verifiche fiscali. Nel caso, infatti venisse esclusa l’ipotesi di reato di riciclaggio, resterebbe in piedi solo quella di frode fiscale. Ma in questo caso le contestazioni arriverebbero dopo le dichiarazioni dei redditi del prossimo anno (i fatti contestati, infatti sono relativi all’anno in corso).

Insomma l’inchiesta potrebbe “sgonfiarsi” oppure potrebbe entrare nel vivo la seconda fase, quella che, come si è detto fin dall’inizio, potrebbe coinvolgere altri imprenditori del settore lapideo, ad esempio quelli che, nella relazione della Procura sono rimasti “coperti”.

Intanto adesso si spulciano i conti e le fatture. Del resto come aveva dichiarato l’avvocato Giancarlo Lattanzi (della difesa Nicola Fontanili) proprio una fattura è stata un elemento chiave al riesame. Era finita al centro della relazione di servizio, quella messa agli atti dalla Procura, ed è stata prodotta in sede di udienza, proprio al tribunale del riesame. Ed è stata fondamentale per attestare che - come rilevato dal pool della difesa a commento della sentenza che ha disposto il dissequestro - il materiale di cui si parlava nelle intercettazioni telefoniche, non fosse stato fatturato a 230 euro a tonnellata ma a 2300.

«Sarebbe stata sufficiente una verifica fiscale anzichè procedere alle perquisizioni»: ha commentato a caldo dopo l’esito del reisame l’avvocato Lattanzi. E adesso si lavora proprio sugli accertamenti fiscali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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