Il Tirreno

Panariello non morì di overdose ma ucciso da reazione allergica

di Donatella Francesconi
Panariello non morì di overdose ma ucciso da reazione allergica

Chiusa l’inchiesta sulla morte di Franco scaricato da amici in una aiuola sul lungomare di Viareggio Poteva essere salvato, resta in piedi solo l’accusa di omissione di soccorso per tre persone

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VIAREGGIO. Resta la sola accusa di omissione di soccorso, in concorso, per le tre persone - un uomo e due donne - che si trovavano in compagnia di Francesco Panariello (detto Franco), fratello del noto attore Giorgio, la notte del 26 giugno 2011.

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari tiene in piedi solo l’accusa meno pesante, tra le due formulate in un primo momento dal pm Giuseppe Amodeo che aveva ipotizzato anche l’omicidio colposo, visto il quadro in cui i fatti si inserivano.

Fatti sui quali hanno indagato gli agenti del commissariato di Viareggio.

Franco Panariello, 50 anni fu ritrovato in un’aiuola della Terrazza della Repubblica, di fronte al bagno “Zara”, ormai privo di vita, dai sanitari del 118 inviati sul posto da una telefonata anonima. L’avviso di conclusione indagini ricostruisce quei momenti: tra le 20 e le 20,30 Panariello si sente male, mentre si trova - questo è accertato - in compagnia di un amico di Pietrasanta e di due donne non versiliesi.

Sta già così male - si legge nell’atto del pm - da essere «evidente, con l’insorgere repentino di difficoltà respiratoria, sbiancamento del volto, cianosi alle labbra, uso di locuzioni verbali sconnesse e svenimento».

Peraltro - ed ecco il quadro di quei concitati momenti - «subito dopo che defunto e rei si erano iniettati, per via endovena, una sostanza ritenuta da tutti gli agenti come stupefacente».

Sul braccio del morto il medico legale riscontrerà, in sede di autopsia, un buco da siringa.

Panariello e gli amici, dunque, quella sera ritengono di aver assunto droga, acquistata chissà dove per trascorrere la serata delle festività natalizie. Quando Franco si sente male, i tre imputati, si legge ancora nell’atto di conclusione indagini, «omettevano di darne immediato avviso alle competenti autorità». Anzi, una delle due donne (che le indagini indicano con certezza) chiama il 118 «solo alle 23,41 dello stesso giorno».

Dopo che i tre «avevano abbandonato, intorno alle 23,30, Franco Panariello sulla Terrazza della Repubblica». Abbandono «aggravato dall’essere derivata, da siffatta condotta, la morte di Franco Panariello». Ad alleggerire le accuse nei confronti di coloro che - comunque - hanno abbandonato d’inverno, nel cuore della notte, al suo destino una persona che stava evidentemente molto male, hanno sicuramente contribuito le controanalisi commissionate al proprio perito dai tre imputati, che si sono affidati agli avvocati Maurizio Dalla Casa, Tiziana Pedonese e Pier Luigi Pellini.

Analisi che hanno escluso - secondo le prime informazioni acquisite - che la sostanza assunta fosse del tipo stupefacente.

Insomma, nella siringa entrata nel braccio di Francesco Panariello - che per una vita intera aveva combattuto con la dipendenza ma che tutti, al momento della morte, ricordavano come più sereno - non c’era droga.

Ma un mix di sostanze che con gli stupefacenti non aveva niente a che vedere, ma che come tale invece era stato venduto.

L’ipotesi più probabile, dunque, è che uno degli “ingredienti” presenti nel composto abbia scatenato una reazione allergica che ha portato alla morte dell’uomo.

Franco Panariello avrebbe potuto essere salvato - ciò rimane una certezza dell’accusa - se l’allarme sulle sue condizioni fosse stato dato per tempo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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