Gioco
La procura: l’inchiesta va avanti Il riesame? Un fatto incidentale
E intanto la difesa dei fratelli Venezia e dell’azienda Venezia Brokers intende presentare una istanza di dissequestro per i computer e il materiale prelevato lo scorso 23 settembre
CARRARA. Il procuratore capo della Repubblica Aldo Giubilaro, l’unico che a palazzo di giustizia può parlare dell’inchiesta sul nero alle cave e al piano, non abbandona la consegna che si è autoimposto del silenzio quasi assoluto anche dopo i pronunciamenti del tribunale del riesame, che hanno fatto segnare dei punti a favore delle difese di Nicola Fontanili e Kapur Munish. Il procuratore capo è lapidario, non si scompone: «I pronunciamenti del tribunale del riesame? Ne prendo atto, rientra nella logica della dinamica delle inchieste». E aggiunge: «L’inchiesta va avanti, non ci si ferma certo solo per questo tipo di decisioni che è, come dire, un fatto incidentale».
Proviamo a chiedere: i tempi potrebbero allungarsi, visto che il periodo in cui gli indagati possono mettersi in regola è molto lungo? «Sui tempi assolutamente non posso dire nulla».
Di più, quindi, non dice. Anche gli investigatori della Guardia di finanza rispettano la consegna della riservatezza. Come abbiamo spiegato nella nostra edizione di ieri, il pronunciamento del tribunale del riesame non viene visto da parte di chi conduce la delicata inchiesta come una “sconfitta”, ma come un passaggio che forse si poteva anche mettere in conto, perché sulla base della documentazione fornita alle parti e quindi a disposizione anche dei giudici del riesame, era probabilmente difficile sostenere la necessità del sequestro.
Nel caso di Nicola Fontanili, la cui difesa ha portato in aula la fattura, regolare, relativa all’episodio contestato di una presunta sottofatturazione, i giudici lo spiegano in dettaglio: se anche fossero provate le circostanze evidenziate dalla polizia giudiziaria, ad oggi non è possibile ravvisare i reati ipotizzati di evasione fiscale, frode fiscale e riciclaggio. In particolare, con riferimento all’articolo 3 del creto legislativo 74 del 2000, che punisce la dichiarazione fraudolenta, il metro da prendere a parametro è sempre la dichiarazione annuale. E, ad oggi appunto, essendo stati contestati solo episodi avvenuti nel 2013, la dichiarazione di riferimento non può che essere, come scrivono testualmente i giudici del riesame, quella del 2014, per la quale c’è tempo in definitiva fino al 30 settembre del 2014. Quindi, ad oggi, mancano (in quanto non verificati e non è detto che si verificheranno) gli elementi costitutivi del reato di evasione fiscale. L’ordinamento non prevede la punibilità della tentata evasione fiscale, ricorda il riesame, perché l’eventuale reato si concretizza nel momento in cui sono scaduti tutti i termini di presentazione delle dichiarazioni e dell’eventuale ravvedimento, e a quel punto, sulla base dei riscontri probatori raccolti dagli investigatori, è possibile contestare l’evasione fiscale.
Insomma, per fatti del 2013, se ne parla a settembre 2014. E anche sul riciclaggio, che poi sarebbe il reato più grave, in questa fase non è sostenibile ai danni degli indagati.
Anche alla luce di queste risultanze, la difesa dei fratelli Venezia e della Venezia Brokers (che non ha presentato ricorso al riesame), sta valutando l’ipotesi di presentare una istanza di dissequestro dei computer prelevati in azienda e dell’altro materiale attualmente a disposizione degli inquirenti: «Sappiamo - spiega l’avvocato Patrizia Baccigalupi - che la pm ha chiesto una consulenza per estrarre copia dei file; noi abbiamo nominato un nostro tecnico che presenzierà a queste attività. I nostri clienti hanno esigenza di poter lavorare, siamo sempre stati fiduciosi che la vicenda si potesse ridimensionare e questi pronunciamenti del tribunale del riesame sembrano andare in questa direzione». Le linee difensive a questo punto sembrano univoche: se dovesse essere dimostrato che davvero ci sono stati pagamenti in contanti, al limite, sono illeciti amministrativi.
Vedremo nelle prossime settimane cosa avranno in serbo gli investigatori o se davvero si risolverà tutto con qualche multa. (m.b.)
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