Sicurezza
«No al lavoro in galleria nelle cave»
Il sindacato del marmo contesta gli indirizzi assunti dal Parco delle Apuane sull’escavazione: «Gli operai non sono topi»
MASSA. «In galleria ci lavorano i topi.» L'urlo si alza unisono dai sindacati del marmo e si scaglia contro le nuove direttive che saranno - probabilmente - adottate all'interno del Parco delle Apuane: un'incentivazione delle attività di escavazione in galleria rispetto a quelle a cielo aperto.
Insomma, il dibattito intorno - e interno - al Parco delle Apuane sembra non trovare fine e neanche l'innovativo ''processo decisionale partecipato'' - un ciclo di tre audizioni avvenute tra l'Ente Parco, gli industriali, gli ambientalisti e i sindacati - promosso dal nuovo Presidente dell'Ente Alberto Putamorsi, è riuscito a conciliare le diverse esigenze e necessità. La polemica arriva dall'ultima riunione sul piano delle attività estrattive – l'elaborazione dell'ultimo piano risale al 2002 e quest'anno, secondo le direttive della Regione Toscana, si dovrebbe arrivare entro dicembre ad un nuovo piano all'interno del Parco - in cui l'opzione di rilancio privilegiata dall'Ente Parco per le attività di escavazione risulta essere la lavorazione ''al chiuso''.
I motivi? «Il piano del 2002 era orizzontale - ha dichiarato Putamorsi - oggi dovrebbe essere verticale, ossia dovrebbe prevedere l’escavazione in galleria; si intende verificare la possibilità di scavare in galleria e nel contempo che la superficie possa considerarsi area protetta in quanto non intaccata nella sua esteriorità».
E i sindacati non ci stanno. «Si lo ripeto, in galleria ci lavorano i topi – afferma il segretario della FeneaUil di Massa Carrara Francesco Fuligani - è un'attività altamente pericolosa, è una vita infame che non deve esistere. Mi sembrava avessero accolto le nostre esigenze di sindacato – durante l'audizione di luglio infatti il presidente Putamorsi aveva espresso di farsi carico dell'aspetto del lavoro e della sicurezza di chi opera in cava, “un tema meritevole di essere tenuto in considerazione”, - e condiviso le nostre preoccupazioni, invece adesso si predilige l'escavazione in galleria. Troverà tutta l'azione e l'opposizione condivisa dei sindacati riuniti».
«Lavorare al chiuso - conclude Fulignani - significa lavorare dalle 8 alle 17, d'inverno significa non vedere la luce del sole per 6 mesi l'anno 24 ore su 24; e con tutte le conseguenze del caso. Il rischio già esiste a cielo aperto dove il pericolo si può vedere, figuriamoci dove non si vede. Io sono dalla parte di chi ci lavora, vivere in quelle condizioni per un essere umano è scandaloso e vergognoso».
Il percorso di dialogo sembra quindi risolversi in un “processo decisionale disagiato” che tenta di mantenere un precario equilibrio tra gli interessi di produzione, l'ambiente e la tutela del lavoro.
«Noi come sindacato - continua Roberto Venturini della Fillea Cgil provinciale - dobbiamo tutelare i lavoratori e fare in modo che la sicurezza sia al primo posto. Le cave in galleria rispetto a quelle a cielo aperto, oltre al tipo di vita che prospettano, sono meno sicure. Non è possibile incentivare la lavorazione in galleria affinchè non vi sia impatto dal punto di vista dell'inquinamento ottico. Il lavoro al chiuso è troppo pericoloso».
«All'interno del Parco - conclude il sindacalista Venturini - non esistono così tante cave da dover chiudere quelle che ci sono per incentivare quelle in galleria – Massa ha un'attività di escavazione su tre bacini e meno di una decina di cave attive - si tratta più che altro di riperimetrare quelle esistenti, di ripulirle e di riqualificarle1».
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