Il Tirreno

«Mi è venuto addosso dopo il salto di corsia»

«Mi è venuto addosso dopo il salto di corsia»

L’autista del Tir, Daniele Ambrosini di Fosdinovo, spiega l’incidente «Ho provato il possibile per evitare lo scontro con il mezzo dei militari»

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CARRARA. «Andavo per la mia strada con un’andatura regolare e me lo sono trovato davanti. Ho cercato di evitarlo, ma ha sbandato e mi è venuto addosso».

Daniele Ambrosini, 42 anni, di Fosdinovo, è l’autista del Tir contro il quale è finito il Ducato militare con i sette paracadutisti del Capar di rientro da un servizio di vigilanza alla caserma della Folgore di Livorno. Due sono morti, cinque feriti, di cui una grave, la conducente del furgone.

Anche lui ha riportato delle lesioni. Una ferita alla mano sinistra e una botta alla cervicale per un colpo di frusta che gli ha imposto il collare.

Dopo una serie di accertamenti all’ospedale pisano di Cisanello è stato dimesso nel tardo pomeriggio ed è tornato a casa con la moglie che lo ha raggiunto appena appresa la notizia dell’incidente mortale.

Ricorda il camionista con nitidezza gli attimi che hanno preceduto lo schianto.

«Il Ducato ha saltato la corsia – racconta al Tirreno –. Ha fatto un sorpasso e non è più riuscito a rimettersi in carreggiata. Ho provato a evitarlo, ma non ce l’ho fatta».

Dietro al Tir di Ambrosini c’era il fratello Alessandro di Carrara.

Il camionista stava trasportando lastre di marmo. Era diretto al porto di Livorno e da lì la merce sarebbe dovuta partire per la Spagna.

«Io seguivo in macchina mio fratello – ricorda Alessandro –. Una volta scaricate le lastre al porto lo avrei riaccompagnato a casa. Ho visto tutta la scena. Secondo dopo secondo. Se al posto del Tir ci fosse stata un’auto ora si conterebbero altri morti».

Ambrosini stava procedendo in direzione Livorno. Lungo il rettilineo ha notato, nell’opposto senso di marcia, quel furgone verde militare impegnato in un sorpasso. Voleva superare una Bmw.

«È bene chiarire che mio fratello non ha avuto alcun malore – spiega –. Il Ducato ha perso il controllo. Ha invaso la corsia contromano e si è schiantato contro il Tir di Daniele che non ha potuto evitare questa disgrazia. Purtroppo ci hanno rimesso quei poveri ragazzi».

Così la drammatica testimonianza dell’autista del Tir. Sull’Aurelia, nei pressi di Camp Derby la scena è agghiacciante. Due corpi stesi sull’asfalto sotto un telo bianco. La fiancata sinistra sventrata del Fiat Ducato militare adagiato, sul lato destro quasi intonso, su un pino. A una cinquantina di metri di distanza il Tir appoggiato a una recinzione. Non è una scena di guerra. Ma le vittime in mimetica ci sono. Sono due giovani militari in servizio al Capar, centro di addestramento paracadutisti, in via di Gello nella caserma Gamerra.

La morte ha colto di sorpresa, in uno schianto devastante tra Ducato e Tir carico di lastre di marmo, Giuseppe Luca Rizzi, 21 anni, di Barletta e di Fabio Grandene, 20 anno, di Milano. Entrambi avevano il grado di caporale e da qualche settimana si erano trasferiti nella caserma che ha formato migliaia di parà.

È successo sulla via Aurelia davanti alla base Usa di Camp Darby intorno alle 10,30. Nell’urto sono rimaste ferite sei persone, altri cinque militari, di cui una in modo grave, e il conducente del mezzo pesante.

Sul Ducato viaggiavano in sette. Stavano rientrando da un servizio di vigilanza alla caserma Lustrissimi della Brigata Folgore a Livorno. De Nuccio, la guidatrice, non aveva fatto la nottata di guardia. Era andata a prendere i commilitoni smontanti per riportarli alla Gamerra.Stando al racconto dei testimoni il Ducato, che procedeva in direzione di Pisa, ha sorpassato una Bmw station wagon, ma non è poi riuscito a rientrare nella sua carreggiata e avrebbe perso aderenza sull’asfalto. In quegli attimi è sopraggiunto dalla direzione opposta il Tir condotto da Daniele Ambrosini contro cui il mezzo militare è andato a schiantarsi.

Pietro Barghigiani

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