La manifestazione
«La Protezione civile è imbrigliata»
Gabrielli: visione ragionieristica dei problemi, oggi dobbiamo gestire eventi straordinari con strumenti ordinari
CARRARA. «Oggi ci viene chiesto di gestire eventi straordinari con poteri ordinari: una contraddizione. Il contrario di un tempo. Negli ultimi due anni e mezzo ci sono state normative che hanno imbrigliato le capacità della Protezione civile, che ne hanno ridimensionato fortemente la capacità di intervento ritenendo che dovesse limitarsi all’assistenza del primo momento. Rispetto alle ultime alluvioni, da due mesi aspettiamo l’ordinanza del ministero delle finanze per fare la ricognizione dei danni. Dove vado allora io? A Illudere la gente? Io dico che occorrerebbe una assicurazione obbligatoria per i cittadini, per avere un risarcimento danni certo ed equanime». Il prefetto Franco Gabrielli numero uno del dipartimento nazionale della Protezione civile, risponde così alla domanda su come soddisfare le attese delle popolazioni colpite da calamità naturali, come nel caso della Lunigiana e della costa apuana, in balìa dal 2011 di alluvioni e terremoti.
Una risposta che dà, poco prima di fare l’ingresso nella sala convegni di Carrarafiere per la giornata conclusiva del Festival della Protezione civile, dove Gabrielli è arrivato assieme all’on. Giuseppe Zamberletti ministro storico che ha praticamente tanti anni fa fatto nascere la Protezione civile. Ma Gabrielli sposa in pieno a che il tema del convegno di ieri nell’ambito di Prot.Com: la partecipazione attiva della popolazione, la necessità che si sviluppi nella gente la cultura dell’autoprotezione. Da qui la proposta di un “patto per la protezione civile” dove tutti, dalle istituzioni ai cittadini, siano protagonisti. «I terremoti non fanno morti – dice il prefetto – li fanno le costruzioni», riferendosi a come l’edilizia non sicura, non a norma, sia fonte di danni. Replica a distanza ad alcune critiche che lo hanno preso di mira (non nel nostro territorio), e le definisce «infantili, irriguardose, vigliacche».
Nel convegno, spiega che quello della protezione civile è un sistema complicato, difficile da far comprendere, spesso ridotto alla sola aspettativa della gente di ottenere risarcimenti. Mentre esiste la prevenzione, la pianificazione.
«Ma la pianificazione è il vero tallone d’Achille in Italia, c’è allergia alle responsabilità. L’ultimo decreto legge 93, ha sancito ulteriori norme: è una rincorsa affannosa a mettere delle pezze». E ripete: «Non possiamo oggi gestire cose straordinarie con poteri ordinari e con una ottusa visione ragionieristica dei problemi».
Una tirata d’orecchie alla politica, visto che «non c’è un Paese più sfigato come il nostro per i rischi naturali», rischio idrogeologico, sismico e la presenza di vulcani. «Ci vuole una cultura più efficace della protezione civile, se no il malato diventa cadavere. Chiedo ai parlamentari di non fare interventi sul momento, ma di affrontare il problema in modo definitivo».
Dice che rispetto al terremoto dell’Irpinia, altri sono stati “terremotini”. Per chi li ha subiti il punto di vista può essere diverso, ma l’appello finale di Gabrielli è quello di fare veramente un patto collettivo per la protezione civile, «una strada da percorrere tutti insieme». «La vicenda Concordia - conclude – ci ha dato un messaggio: il “privato” serio e responsabile ha incontrato un “pubblico” che ha ben presente l’interesse generale considerato come un faro».
Nella sala, tanti uomini e donne del volontariato, rappresentanti delle forze dell’ordine, insomma l’anima della protezione civile. A loro è stato rivolto un ringraziamento. «Loro senza di me – dice Gabrielli – vanno avanti lo stesso. Io senza di loro, no».
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