Il Tirreno

presentato il libro di aldo morelli

Il dialetto, simbolo di Carrara

Il dialetto, simbolo di Carrara

Successo per la raccolta di poesie nell’iniziativa di Palazzo Binelli

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CARRARA. «Il dialetto è un simbolo di carrarinità da difendere». Così lo storico locale e consigliere della Fondazione Cassa di Risparmio, Beniamino Gemignani, ha voluto celebrare l’intento dell’opera “Robe nostre, carrarine”, presentato venerdì pomeriggio a Palazzo Binelli. A presentare il testo ad un’affollata conferenza erano presenti, oltre a Gemignani, l’autore, Aldo Morelli, la professoressa di linguistica dell’Università di Napoli “Federico II”, Patricia Bianchi, e il presidente dell’Associazione “Mauro Borgioli”, il nipote Maurizio Da Mommio. Una raccolta di poesie, scritte a partire dal 1994 da Aldo Morelli, ex-dipendente comunale e fortemente legato all’identità del suo territorio, intervallate da fotografie e da alcune pagine culinarie dedicate agli “erbi” (erbe) commestibili della zona, con tanto di ricette. Il recupero del dialetto, come peculiarità del carrarese, e la sua diffusione presso i giovani sono stati i motivi animatori dell’uscita editoriale del testo e della sua destinazione gratuita a 1'800 alunni delle scuole medie locali (“Carducci–Tenerani”, “Arturo Dazzi”, “Leonardo Da Vinci”, “Michelangelo Buonarotti” e “Giuseppe Taliercio”). «Dobbiamo garantirci il 30% necessario per garantire la sopravvivenza del “cararin”», ha affermato scherzosamente Patricia Bianchi, redattrice della prefazione al libro.

Napoletana di origine, avendo vissuto a Carrara da sempre, ha avuto modo di innamorarsi della parlata locale, facendo poi dello studio della lingua italiana e delle sue “varianti”, il suo lavoro in sede universitaria. «Da piccola, i miei genitori mi impedivano di parlare sia il napoletano sia il “cararin” perché era disdicevole per la cultura del tempo. Oggi, invece, si mira a valorizzare questa specifica forma di espressione e, siccome, secondo gli studi, per garantirne la trasmissione sono necessari almeno il 30% degli abitanti parlanti dialetto, dobbiamo puntare a diffonderne la conoscenza nelle scuole». Tanto più che, legato al marmo, il carrarino si è diffuso a livello internazionale. Parole come “tecchia” o “cinghia diamantata” sono utilizzate nella manualistica internazionale e persino un personaggio del “Re Elia” di Shakespeare parla in dialetto. «Un motivo di orgoglio per ogni carrarese - ha concluso nel suo saluto il vicesindaco Andrea Vannucci - per il quale questo testo e gli scopi che esso si prefigge sono un vero e proprio dono alla collettività».(l.m.)

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