Italia
Statuario e calacatta, prezzi da superstar
Nelle carte dell’inchiesta, un’informativa sulla “valorizzazione” dei blocchi delle aziende leader: anche 4mila euro a tonnellata
CARRARA. Ma allora, qual è il prezzo del marmo più pregiato? Del marmo che esce dalle cave dei Bettogli, di Calocara? Di media 400-450 euro come indica il Comune nella sua analisi alla base delle ultime tariffe (poi cassate dal Tar) o molto di più, dai 2.700 in su, fino a 4mila, come sostiene la Finanza nella sua informativa agli atti dell’inchiesta sul nero alle cave, sulla base di varie intercettazioni? La Finanza stessa si era fatta l’idea, come scrive nell’informativa dello scorso settembre sulla base della quale sono scattate le perquisizioni in otto aziende, che i prezzi fossero inferiori a quelli emersi nell’indagine: un’idea che però si è scontrata con la realtà emersa dalle intercettazioni, e quindi adesso - sembra di capire - si dispone a vederci chiaro. Scrivono infatti le Fiamme Gialle che nel corso dell’attività d’indagine, il prezzo finale del materiale lapideo talora è risultato notevolmente superiore a quello mediamente indicato nella documentazione fiscale esaminata nelle corso delle varie ispezioni del nucleo di polizia tributaria.
Le aziende citate in questa parte dell’informativa non risultano indagate: vengono nominate solo perché al centro delle telefonate fra Eugenio Venezia e Nicola Fontanili, oppure di Kapur Munish con operatori del settore (a volte non citati).
E’ il 6 marzo scorso quando Eugenio Venezia chiama Nicola Fontanili, parlano di un blocco comprato alla Furrer, l’azienda di via Covetta di proprietà di Gino Mazzi, presidente della Cassa di Risparmio di Carrara: 30,6 tonnellate, per il quale hanno pagato prezzo pieno, 3.800 euro alla tonnellata. Una telefonata di lavoro, che probabilmente le Fiamme Gialle inseriscono proprio per dare un quadro di quale sia oggi il mercato dei materiali lapidei pregiati.
Il 12 marzo Kapur Munish, indiano, amministratore della Darmar (società non indagata), parla con un imprenditore non citato delle quotazioni dei blocchi della Sagevan, l’azienda presieduta da Manrico Gemignani (che fra l’altro commercializza i marmi estratti nelle cave Calocara della Gemignani & Vanelli): secondo Kapur Munish e l’interlocutore, i prezzi sono dai 3 ai 4mila euro a tonnellata. Parlano delle vendite in India, e dicono che lì non si può “giocare”, facendo riferimento, secondo la Finanza, all’evasione fiscale, per la presenza dei dazi. Il “gioco”, secondo l’impostazione dell’inchiesta, si farebbe fatto sottofatturando qui in Italia, e poi facendosi consegnare la differenza in contanti.
Ma torniamo al prezzo dei blocchi di pregio: Kapur Munish, al telefono con un imprenditore, parla dei prezzi del materiale presenti nei depositi dei loro fornitori: da “Giulio” (che la finanza indica presumibilmente con Giulio Vanelli Marmi, di Gualtiero Vanelli), un blocco di calacatta era a 3.200 euro la tonnellata.
Sempre Kapur contatta un dipendente della Tinka, società di commercio marmo (non indagata), parlano dei prezzi del marmo. Secondo loro in generale il “bianco statuario” ha una valutazione di 500 o 600 euro alla tonnellata, parlano poi della Furrer, che - sostengono i due - vende a 2.500 euro alla tonnellata per un blocco o semiblocco discreto; in un caso, racconta Kapur Munish, ha accompagnato un cliente alla Furrer, e gli avrebbero chiesto 2.700 euro la tonnellata per un blocco “scantonato”. I due hanno commentato - riferisce la Finanza - che nonostante ciò la Furrer vende sempre tutto il suo materiale. La telefonata prosegue: Kapur riferisce che la Furrer sta vendendo addirittura a 3.500 euro dei blocchi con dei piccoli difetti; fa cenno a 700 euro per “informi” di statuario. Cambiano analisi, e concludono concordando sul fatto che i prezzi di Sagevan e Gemeg (presieduta da Mauro Soldati) sono molto alti.
Fin qui, l’informativa della Guardia di finanza, agli atti dell’inchiesta e a disposizione delle parti. Nessuno dei colossi della commercializzazione e dell’estrazione citati nell’informativa (Furrer, Sagevan, Gvm, Gemeg) risultano indagati.
Sono analizzati, sembra di capire, per avere un’idea di quali siano i prezzi dei materiali di pregio, sempre che si possano considerare prezzi veri le valutazioni telefoniche di addetti ai lavori intrecvettati. E’ la Finanza stessa che sostiene che c’è uno scarto rispetto a quanto le risultava prima di questa inchiesta, e quindi è bene essere chiari: nessuno può parlare di un “listino prezzi” - che non esiste - ricavabile dalle carte dell’inchiesta.
Quello che emerge è che i prodotti di pregio hanno comunque prezzi superiori, in alcuni casi di gran lunga, rispetto ai famosi prezzi medi calcolati dal Comune (prezzo massimo medio, 450 euro la tonnellata, per una sola cava).
Comune che certamente non è un ente investigativo, ma che potrebbe fin da ora chiedere, quale soggetto decisamente interessato all’inchiesta e in vista di un’eventuale costituzione di parte civile, copia degli atti, e magari allegarli ai tanti contenziosi in atto con le aziende e con Assindustria, anche per la procedura del valore medio a tonnellata.
Gli aspetti penali, la sottofatturazione ipotizzata dalla procura, l’evasione e la frode fiscale sono altra cosa e ne parliamo ampiamente in altri articoli.
La partita della effettiva “valorizzazione” del marmo (come la definisce la Finanza), riguarda da vicino tutti i cittadini, in una battaglia di trasparenza che a questo punto, riteniamo, non può che essere utile anche alle grandi aziende stesse: che potrebbero iniziare a pubblicare esse stesse i prezzi dei loro blocchi, on line, con foto e prezzo richiesto. Non sarebbe male. Sarebbe (forse) la fine di tante discussioni e di tante polemiche.(m.b.)
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