Sicurezza
Eaton, 298 lavoratori senza un futuro
Cinque anni fa la chiusura della fabbrica, ieri ennesimo vertice, ma parlamentari e Regione non si fanno vedere
MASSA. «Ricordo quel giorno come fosse ieri: ci consegnarono un plico alto due dita che ancora conservo. Ci dissero che l'azienda aveva perso il 40% del portafoglio clienti legato alla commessa Fiat e che gli americani stavano decidendo la strategia da adottare, tra cui c'era la delocalizzazione della produzione verso paesi in cui la manodopera costava meno» Quel giorno era l’8 ottobre del 2008 l'ultimo di attività, sul territorio apuano, della Eaton, multinazionale americana leader nel settore della componentistica per auto. A ricordare quanto avvenne quella mattina di cinque anni è Michele Folloni, ex dipendente dell’azienda, sindacalista della Fim Cisl. Dal giorno successivo, per lui e per i suoi colleghi fu avviata la procedura di mobilità. Oggi, 5 anni dopo, dopo innumerevoli manifestazioni, incontri, trattative, gli ex Eaton, diventati simbolo della de-industrializzazione del territorio apuano, sono ancora senza un futuro. «Da quel 9 ottobre – continua Folloni – cominciò l'incubo. Io, a quel tempo, rassicuravo tutti i colleghi perché non potevo credere possibile che un colosso come il nostro lasciasse a casa 345 operai. Ma sappiamo che non andò così».
La lunga vertenza Eaton è stata scandita dai due anni di cassa integrazione straordinaria, dopo la quale i sindacati tentarono di portare gli americani (sempre distanti, con la testa a Cleveland e poca dimestichezza con le questioni locali) a riconoscere la cassa integrazione in deroga, che fu negata. Partì, allora, il periodo più duro: l'occupazione dello stabilimento, la protesta in autostrada con gli scontri e i feriti, lo sciopero della fame. Tutta Italia si occupò della vertenza Eaton, ma l'azienda decise per la mobilità ordinaria: 1 anno a chi avesse meno di 40 anni, 2 anni per chi stava in fascia 40/50 e 3 anni agli ultra cinquantenni. Dei 345 lavoratori Eaton sono rimasti senza un impiego circa 288 operai.
E la storia non è ancora finita: l'acquisto dell'area per una futura reindustrializzazione è ancora la speranza di tutti, sindacati, lavoratori e istituzioni; peccato che Eaton ancora non cede. L'affare è in mano ad una agenzia immobiliare milanese che pare giochi al rialzo: sa che nelle disponibilità di Massa ci sono 5 milioni di euro, quelli consegnati dalla Regione al Consorzio Zona per gestire la trattativa, ma chiede di più. E dopo cinque anni, l'ennesima riunione del tavolo istituzionale, chiesto da Cgil, Cisl e Uil per capre a che punto si è. Ieri a Palazzo Ducale c'erano il commissario della Provincia Osvaldo Angeli, il presidente della Zia Cesare Ugolotti, il sindaco Alessandro Volpi e i rappresentanti sindacali. Mancavano la Regione, i parlamentari apuani, i consiglieri regionali di cui si era chiesta presenza. Assenze pesanti, rimarcate con malumore dagli ex lavoratori. Tutto rimandato allora al 16, Firenze, dove il tavolo istituzionale verrà ricevuto pare proprio dal Governatore Rossi. «Forse qualcuno pensa che siamo morti- commenta Giovacchino Pitanti ex Rsu della Fio m- e credo che per molti sarebbe stato meglio così. Invece vogliamo riprendere la lotta, riguadagnare dignità e giocarci l'ultima partita della nostra vita».
Manuela D’Angelo
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