Il Tirreno

«Malata e senza una casa per colpa di un amore»

«Malata e senza una casa per colpa di un amore»

La storia di Constanza, romena arrivata a Massa nel 2009 per seguire un uomo La loro storia è finita e adesso lui la fa cacciare dalla sua abitazione dal giudice

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MASSA. Viveva bene a Siena Constanza, romena ultracinquantenne. Fino al 2009 la sua vita filava liscia come l’olio, nonostante la lontananza dalle proprie figlie. Aveva un lavoro - accudiva due anziani - e aveva la possibilità di non farsi mancare nulla. Poi però il destino le ha voltato le spalle e le ha minato la salute: un tumore l’ha costretta a delle dolorissime cure. Così si è chiusa in se stessa e si è rifugiata in Internet. Ed è in rete che ha conosciuto Gianni, di dieci anni più grande di lei. Massese. L’uomo le dice di avere un problema alla prostata e di avere bisogno di assistenza. «Non una badante, cerco una donna che mi stia vicino». E Constanza non se lo va ripetere due volte: lascia i vecchietti, lascia Siena e trasferisce arimi e bagagli ai piedi delle Apuane. A Romagnano. Tutto tranquillo, Gianni è molto carino con lei ma lei è quella che provvede a tutto, grazie alla pensioncina che ha e ai lavoretti che quello che crede essere il suo compagno le procura. La donna non si tira mai indietro. Compra i mobili per la casa che dividono, pochi metri quadri di proprietà dell’Erp. Aiuta le figlie del convivente: «Ogni domenica facevo trovare un pranzo fantastico», dice.

Fino alla fine del 2012 la sua sembra una storia d’amore. Poi riecco un nodulo e l’incubo che ritorna: chemioterapia e l’angoscia di non farcela. «Non potevo lavorare, ero stanca perché le cure mi massacravano», racconta. Fatto sta che Gianni da quel momento cambia: va prima a vivere con le figlie e poi chiede di riavere la casa indietro. Constanza crede di essere nello stato di famiglia, ma scopre che invece non c’è. E che quell’uomo che amava si è rivolto al giudice per farla mandare via: «Il giudice gli ha dato ragione - piange -, io sono disperata perché devo restare a Massa per seguire la chemioterapia e far regredire la metastasi. Non so dove andare. I servizi sociali del Comune mi hanno proposto una casa famiglia in Lunigiana, ma da lì non potrei raggiungere l’ospedale e rischio di morire. Mi volevano dare dei soldi una tantum per trovare un’abitazione in città, ma senza mobili dove vado? Gianni ha detto che l’arredamento è suo e guai se qualcuno prova a portarlo via».

L’appello è drammatico: «Voglio solo riprendermi le mie cose, mi sono fidata di un uomo che mi ha ingannata. ma rischio di perdere la vita, dopo l’amore».

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di Redazione Pisa