Il Tirreno

Ma il procuratore lo aveva già anticipato

Ma il procuratore lo aveva già anticipato

Proprio il 23 settembre dell’anno scorso l’intervista al “Tirreno”: come se niente fosse, nero a go-go

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CARRARA. Non potranno dire: ma come? Era il 23 settembre dell’anno scorso, quando il procuratore capo Aldo Giubilaro, in un’intervista, anticipava al “Tirreno” i temi portanti dell’inchiesta che sta sconvolgendo il mondo dell’escavazione e del commercio del marmo. Il magistrato spiegava che sul lapideo vi erano più temi all’attenzione, dal rischio infiltrazioni al “nero”, dall’evasione fiscale ai canoni di concessione alla sicurezza sul lavoro. E anticipava che a breve «potrebbe esserci un’accelerazione su uno dei filoni di inchiesta». I tempi tornano: secondo le informazioni in nostro possesso, la prima informativa della Guardia di finanza - nucleo di polizia tributaria - al pm titolare dell’inchiesta, Rossella Soffio, è di metà gennaio scorso. In quell’informativa, oltre ai già noti Eugenio Venezia della Venezia Broker’s e di Nicola Fontanili, suo socio sia nella Venili’s che in un’altra azienda, e a Giovanni Simonelli, autista, si faceva il nome di altri due noti imprenditori del settore marmo, per i quali però non è scattato successivamente, il 23 settembre (proprio un anno dopo l’intervista del procuratore) il provvedimento di perquisizione e sequestro del materiale. L’impressione è che anch’essi siano iscritti al registro degli indagati, ma non vi è la certezza; probabilmente lo si saprà solo quando la pm disporrà l’avviso di conclusione indagini o se dovesse optare per qualche altra iniziativa per la quale anche l’indagato deve essere necessariamente avvisato, come perquisizioni e sequestri. Il punto è che, dopo l’intervista in cui comunque le parole del procuratore erano state chiare, secondo quanto raccolto dalla Guardia di finanza il “giro” del nero è andato avanti come se niente fosse. Unica precauzione, se così si può dire, andare a prendere i soldi a Milano. Tanti soldi, come diciamo anche a parte: ora, la Guardia di finanza sta in modo certosino riaccoppiando le carte spaiate, cioè sta facendo combaciare le telefonate intercettate, i pedinamenti e gli appostamenti, con le corrispettive fatture di vendita, per capire a quali blocchi si riferisse il nero. Ma con i prezzi correnti (anche 4mila euro la tonnellata, annota la Guardia di finanza), anche i 72.500 versati “cash and black” il 12 marzo ad un “imprenditore italiano” non sono certo serviti per una bancata intera...(m.b.)

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