Lutto
Il sindaco a Report: nuove leggi con la Regione
«Regolamento agri marmiferi e beni estimati di pari passo con Firenze» Attacchi in Tv dagli altri intervistati. La Fazzi: «Hanno snaturato tutto»
CARRARA. A due anni dalla puntata dedicata a polveri sottili e strada dei marmi, la troupe di Report torna in città per un’inchiesta sul nero alle cave e la riforma degli agri marmiferi. Un lungo sopralluogo alle cave e poi una raffica di interviste con associazioni locali, politici e rappresentanti delle istituzioni. L’inviato Bernardo Iovene è tornato in città per raccontare “Com’è andata a finire” la vicenda dell’inquinamento da Pm10 ma anche per aprire un capitolo nuovo, dedicato più in generale alla gestione del lapideo, la riforma degli agri marmiferi e l’inchiesta sull’evasione fiscale. Uno dei momenti clou è stato l’incontro con il sindaco Angelo Zubbani: il primo cittadino ha confermato la ferma volontà dell’amministrazione di mettere mano alla riforma del regolamento degli agri, illustrando tutte le insidie giuridiche. «Il provvedimento deve essere ancorato a una norma regionale, non posso esporre il mio consiglio comunale al rischio di varare una norma che poi non regge» ha dichiarato Zubbani. «Non a caso stamani (ieri per chi legge, ndc) alle cave c’era l’assessore regionale Ceccarelli» ha detto il sindaco. «Alcuni mi chiedono di fare in poche settimane quello che nessuna amministrazione è riuscita a fare in 250 anni» ha detto Zubbani, rispondendo alle domande di Iovene, che non ha nascosto la sua incredulità nell’apprendere che i Beni Estimati sono regolamentati da una norma che risale alla metà del 1700. Non solo, a stupire il giornalista di Report è stata anche la notizia che delle 80 cave attive nel nostro comprensorio solo un paio siano dotate di regolare concessione: «E’ vero e sono contento di non avere firmato altre concessioni perché, con la norma attuale, queste avrebbero garantito ai titolari il diritto di estrarre per 29 anni. Meglio fare prima la riforma», ha aggiunto il primo cittadino, confermando la volontà di ridurre i tempi delle concessioni.
Iovene ha chiesto poi un aggiornamento sulla strada dei marmi, dando modo al sindaco di soffermarsi su tutti i benefici che questa infrastruttura a portato alla città. Un tema, anche questo, direttamente collegato alla tassazione delle attività estrattive, come ha fatto emergere il giornalista con le sue domande incalzanti: «Ma chi ha pagato la strada?» ha domandato Iovene. Zubbani, ovviamente, ha risposto che la spesa è ricaduta interamente sul municipio e quindi sui cittadini, precisando che però gran parte del gettito proveniente dal lapideo, attraverso le tariffe imposte sull’attività estrattiva, serve proprio a sostenere i mutui contratti per realizzare la strada. Di qui il collegamento alla questione della determinazione delle tariffe e all’inchiesta sull’evasione fiscale che, con la sottofatturazione dei materiali ipotizzata dalla procura, sottrae risorse al municipio e ricade sulle tasche dei carraresi. Un sistema questo che, secondo molte delle testimonianze ascoltate dal giornalista di Report, sarebbe pieno zeppo di storture: «Le modifiche apportate al regolamento approvato dalla mia amministrazione lo hanno snaturato, facendo venire meno i principi dell’onerosità e della temporaneità delle concessioni» ha dichiarato l’ex sindaco Emilia Fazzi Contigli intervistata da Iovene. Pino Sansoni di Legambiente ha ricordato che proprio quei principi sono stati confermati da una sentenza della Corte Costituzionale e ripresi da Legambiente e Co.di.ci. con la loro proposta di riforma del regolamento, bocciata a maggio dal consiglio comunale. Durissimo Guido Palmerio, che ha ricordato gli esposti e le interpellanze parlamentari presentati dai rappresentanti di Fli, e Claudia Bienaimè, consigliera Idv-Carrara Bene Comune: «In campagna elettorale molti addetti ai lavori sono venuti da me per denunciare il nero che c’è nel settore, a iniziare dal “rut’lin”» ha dichiarato la consigliera, spiegando all’attonito giornalista che, con quel termine, vengono indicati i rotoli di banconote che passano illegalmente di mano in mano tra alcuni operatori del lapideo. (c.ch.)
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