Il Tirreno

Cremazioni, tocca alla Cassazione

Cremazioni, tocca alla Cassazione

Se i giudici riconoscono il legittimo sospetto il processo dovrà ripartire da capo

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MASSA. Come previsto l’udienza di ieri del processo sulle cremazioni del Mirteto è iniziata e subito finita. Il presidente del collegio Paolo Puzone ha dato appuntamento al 13 novembre, quando si saprà cosa avrà deciso la Cassazione in merito all’istanza di legittimo sospetto presentata dai legali di due dei dodici imputati. La sentenza della corte ci sarà nella tarda serata di oggi, ma Puzone ha dato più di un mese di tempo perché vuole conoscere le motivazioni del pronunciamento.

Il processo rischia di ricominciare da capo per la terza volta. E in una sede giudiziaria diversa da quella di Massa. La nuova spada di Damocle che pende sul procedimento che vede in apprensione centinaia di famiglie nasce sottoforma di istanza di rimessione presentata da due imputati: gli ex dipendenti di Euroservizi Silvano Carmagnola e Maurizio Guerra. I loro legali, Andrea Lazzari e Stefano Beretti, ieri mattina hanno avanzato il dubbio che a causa del clima giudiziario mutato dopo la sostituzione di uno dei giudici del collegio (Cosimo Ferri) non ci sia più la serenità per emettere una sentenza che non risenta delle pressioni dell’ambiente. Legittimo sospetto, insomma.

Ma perché Lazzari e Beretti avanzano il legittimo sospetto? Il loro ragionamento giuridico parte proprio dalla sostituzione di Ferri e dalla conseguente protesta dei parenti dei defunti che dovevano essere cremati a Mirteto e invece non si sa che fine hanno fatto. Quel giorno, secondo i due avvocati, il presidente del tribunale Maria Cristina Failla si era spinta oltre i suoi compiti promettendo tempi rapidi per il rifacimento dell’iter processuale. Talmente rapidi che il collegio ha fatto i salti mortali per rispettarli. I legali allegano alla loro istanza i resoconti dei giornali locali e una serie di fotografie.

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