Sicurezza
Sentenze del Tar, adesso si apre il fronte dei sassi
Molte aziende di escavazione lasceranno “correre” ma per i detriti si potrebbe aprire un lungo contenzioso
CARRARA. Torna a riunirsi la commissione Marmo presieduta da Massimo Menconi in una seduta che arriva a più di quattro settimane dalla precedente: in mezzo alle due riunioni ci sono state tante polemiche, incentrate soprattutto sullo stato di avanzamento della riforma del regolamento degli agri, la notizia dell’inchiesta sul nero alle cave e al piano e l’approvazione da parte della giunta del bilancio di previsione 2013.
Un passaggio centrale, quest’ultimo, perché a fronte del via libera di piazza Due Giugno, sul documento incombe l’ombra degli effetti della sentenza con cui il Tar, lo scorso agosto, ha invalidato le tariffe (più salate) sui materiali lapidei indicate dall’amministrazione a fine 2011 reintroducendo quelle (meno onerose) previste dal sistema degli accordi del 2008. E se, in commissione Bilancio, il dirigente del settore Lapideo Marco Tonelli aveva rassicurato i consiglieri, dicendo che le ricadute sulle casse del Comune sarebbero state contenute, ieri mattina la situazione è apparsa decisamente più complicata. «Recuperare le somme relative ai sassi non sarà facile» ha dichiarato lo stesso Tonelli, in riferimento al maggior gettito che per effetto della sentenza del Tar dovrebbe arrivare al Comune dalle imprese delle scaglie. Come avevano lasciato intendere i revisori dei conti nella loro relazione, il rischio anche in questo caso, è che si inneschi una nuova serie di battaglie legali, lunghe e onerose. Notizie migliori arrivano invece, secondo Tonelli, dal fronte escavazione: «La maggioranza numerica delle ditte di escavazione ci ha fatto capire di non voler chiedere l’applicazione del sentenza ma è disposta a mantenere il sistema di tariffe indicate dall’amministrazione. Questo implica che non dovremmo restituire tutti i 3,6 milioni di euro di differenza ma, secondo le informazioni che abbiamo raccolto, circa la metà» ha aggiunto Tonelli. Quella che si prefigura è dunque una situazione composita e complessa: aziende dei sassi pronte a ricorrere contro il Comune che, per effetto della sentenza del Tar, chiede loro di compensare il minor gettito degli anni precedenti; ditte dell’escavazione che chiedono l’applicazione delle tariffe previste dal Tribunale amministrativo e altre che, invece, si dicono disposte a mantenere quelle indicate dal comune. Una jungla di cifre e sistemi in cui gli uffici del Settore Marmo dovranno districarsi, nella speranza di riuscire a “salvare” il bilancio del municipio: «Stiamo studiando delle soluzioni. Il rischio è quello di applicare un trattamento diverso a seconda dei casi. Il nostro obiettivo – ha aggiunto Tonelli – è di limitare tutto al bilancio 2013 e risolvere i problemi entro quest’anno, così che nel 2014 sapremo cosa fare». Problemi oggettivi, quelli emersi nel corso della seduta di ieri, che hanno innescato una discussione articolata e accesa. I consiglieri del Pd Lucio Boggi e Cristiano Bottici hanno espresso profonda preoccupazione per le sorti del bilancio e le ricadute della sentenza del Tar. Durissima la consigliera dell’Idv Claudia Bienaimè: «Il Tar ci dice che, in pratica, l’ufficio marmo non funziona e mi dispiace constatare che nella relazione del dirigente non ci sia stanziamenti per finanziare studi e ricerche finalizzati alla stesura del nuovo regolamento degli agri».
Per tentare di rassicurare la Bienaimè è intervenuto l’assessore al Marmo Andrea Vannucci: «Quel supporto puntiamo ad averlo dalla Regione, è per questo che vogliamo stringere un rapporto più forte, non per far scrivere loro il regolamento ma per poter usufruire dei mezzi, sicuramente superiori ai nostri, di cui la Regione dispone».
Cinzia Chiappini
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