Il Tirreno

Il “nero” si raccoglieva in hotel a 5 stelle

di Alessandra Vivoli
Il “nero” si raccoglieva in hotel a 5 stelle

Un tourbillon di contanti, scatole con 50 e 75mila euro: la consegna anche in gioiellerie e appartamenti di Milano e Rapallo

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Un giro frenetico di nero, da settembre a poche settimane fa. Valigette, o meglio “scatole” con bòtte da 50mila o 75mila euro prelevate in hotel a cinque stelle o gioiellerie del capoluogo lombardo e a Rapallo.

Due noti imprenditori, oltre a quelli iscritti nel registro degli indagati, sottoposti a indagine già dallo scorso settembre. Gioielli, orologi di marca e pietre preziose usate, presumibilmente, per ripulire il “nero”.

E un imprenditore italiano (il cui nome risulta coperto) a cui sarebbero “girati” 72mila 500 euro da uno degli imprenditori indagati.

Non solo: da quanto trapela dalle relazione di servizio (o meglio da una di quelle consegnate sul tavolo del pm titolare della indagine, Rossella Soffio) tutti gli indagati avrebbero avuto un ruolo importante: insomma quelli che in un primo momento erano sembrati insospettabili in realtà avrebbero fatto i viaggi a Milano per riscuotere - nelle proprie mani - i pagamenti in nero che venivano effettuati da imprenditori indiani, anche nelle abitazioni del centro del capoluogo lombardo.

Sono questi gli elementi nuovi che trapelano dalla relazione che ha dato il via alla maxi inchiesta sul nero alle cave e al piano. Quello che ne esce è un giro a più zero di soldi che venivano “raccolti” a Milano e dirottati in Svizzera. Ma anche in due società estere: sì perché la novità è anche questa che le società in cui finivano i soldi sono due, non una sola come sembrava in un primo momento.

Da Carrara a Milano per ritirare le scatole con i soldi in nero. Viaggi frequenti e somme importanti. Un giro di nero da Carrara a Milano che, negli ultimi mesi si è svolto sotto l’occhio vigile della Finanza.

Le somme, 50 o 75mila a bòtta, sarebbero quelle - stando alle ipotesi accusatorie formulate dalla Procura - che venivano pagate extra fattura.

Un metodo che le Fiamme Gialle avrebbero scoperto ascoltando le intercettazioni telefoniche, ma anche pedinando gli stessi imprenditori. Fino sotto casa degli industriali indiani da cui andavano a prendere i soldi. O davanti alle gioiellerie dove venivano consegnate le buste.

Un giro frenetico di nero che aveva cominciato a preoccupare anche alcuni degli indagati: ad esempio l’autista che, al telefono, esprime la paura provata incrociando nella propria strada la stradale che avrebbe potuto fare dei controlli di routine, proprio mentre a bordo c’era una grossa somma in contanti.

I prezzi dei blocchi: da 3mila fino a 4mila euro a tonnellata. A livello penale non avrà certo alcun rilievo. Ma, da quello che emergerebbe dalla relazione della Finanza, gli imprenditori intercettati parlano al telefono dei prezzi dei blocchi. E quelli praticati dalle grandi aziende - nominate durante le intercettazioni stesse - starebbero tutte nella fascia di prezzo che va dai 3mila ai 4mila euro a tonnellata.

Un dato che, qualora venisse confermato e acquisito dal Comune potrebbe rivelarsi fondamentale per la partita, ancora ben lungi dal chiudersi, delle nuove tariffe dell’escavazione.

Insomma una partita delicata e, a quanto sembra, non solo per i risvolti giudiziari ad essa collegati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa