Il Tirreno

Così hanno spiato gli imprenditori

di Alessandra Vivoli
Così hanno spiato gli imprenditori

Nella relazione di servizio della Finanza tutti i pedinamenti sia a Carrara che fuori provincia e le intercettazioni dove si parla dei prezzi dei blocchi

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CARRARA. Un fascicolo di 15 pagine. O meglio, una relazione di servizio: un’articolata informativa sull’origine e il modus operandi delle indagini sul mondo del marmo che hanno portato, lo ricordiamo, a nove nomi iscritti sul registro degli indagati e un’ipotesi di reato che va dalla frode fiscale al riciclaggio.

È questo il materiale che ieri è stato consegnato agli avvocati degli indagati che, lo ricordiamo sono Patrizia Baccigalupi e Enrico Marzaduri per i fratelli Venezia, Luca Pietrini e Cristina Cattani per Kapur Munish, Giancarlo e Luca Lattanzi per Nicola Fontanili e Giovanni Altaldonna per Giovanni Simonelli, la moglie e il figlio.

Imprenditori spiati e intercettati. Una relazione che parla, o meglio mette nero su bianco alcuni dettaglio di un’operazione avviata nel gennaio scorso. E si scopre così che gli imprenditori del lapideo coinvolti nella inchiesta sono stati pedinati, sia a Carrara che fuori provincia. E intercettati mentre parlano tra loro, ma - e questo sarebbe uno degli aspetti più delicati dell’indagine - anche con altri imprenditori. Colloqui di lavoro, in cui l’argomento principale, sempre stando a quanto riportato nelle 15 pagine consegnate ai legali, sarebbero i blocchi e i prezzi.

Si scende anche nel dettaglio, con il riferimento preciso al passaggio di un blocco, con tanto di fattura. Quella che, stando poi a quelli che sono stati gli sviluppi dell’indagine, sarebbe stata inferiore al valore reale del materiale stesso. E il resto, sempre stando all’ipotesi accusatoria, sarebbe stato pagato in nero, o dirottato nei conti esteri.

Le cimici non erano solo nella macchina dell’autista. Uno degli altri aspetti, interessante e delicatissimo, che emerge dalla relazione di servizio sulla maxi inchiesta, è che le cimici, per le intercettazioni ambientali, non sarebbero state posizionate solo nella macchina dell’autista, Giovanni Simonelli, che era incaricato di andare a prendere all’aeroporto o in hotel i compratori-clienti degli imprenditori finiti sul registro degli indagati.

Ma le intercettazioni sarebbero avvenute anche negli uffici: centinaia e centinaia di conversazioni di lavoro. Dove, e questo è proprio l’aspetto che tiene così blindata la vicenda, si sarebbero fatti nomi e cognomi di altri imprenditori: quelli che ad oggi sembrano essere solo “oggetto di indagine” e non ancora ufficialmente iscritti nel registro degli indagati.

Prima udienza lampo al tribunale del riesame. Come da calendario stamani era in programma al tribunale del riesame di Massa l’udienza per l’autista Giovanni Simonelli.

Ma, in realtà, già nei giorni scorsi il suo legale, Giovanni Altadonna, aveva ottenuto il dissequestro dell’agenda e depositato - di conseguenza - la rinuncia scritta e confermata del riesame stesso. Dal tribunale quindi è arrivato, quindi, solo il non luogo a procedere. Un atto formale, per un’udienza durata davvero il tempo di pochi minuti e con un esito già annunciato: il dissequestro del materiale.

La Procura continua la linea del silenzio. Nessuna dichiarazione. Nemmeno nella settimana in cui sono cominciate le udienze al tribunale del riesame.

Il procuratore capo Aldo Giubilaro non parla. E neppure la dottoressa Rossella Soffio, titolare dell’inchiesta. L’unica cosa che trapela è che la Procura ha intenzione di disporre gli interrogatori anche se, ad oggi, ufficialmente non ne è ancora arrivata richiesta ai legali che difendono gli indagati. Ma sarebbe davvero questione di giorni: forse si attende solo l’esito delle udienze in programma venerdì.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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