Finanza
«Biomasse, il Comune tenta il dietrofront»
Il consigliere di opposizione Rolando Scatena continua la battaglia contro il progetto della centrale
PONTREMOLI. «Se la vicenda non fosse così grave ci sarebbe da morir dal ridere». Usa la tagliente arma del sarcasmo il consigliere Rolando Scatena per evidenziare la situazione di difficoltà in cui si sarebbe, secondo il consigliere, cacciata l’amministrazione comunale sulla vicende delle biomasse e che l’avrebbe costretta al recente “dietrofront” con la giunta che ha avviato un procedimento di controllo sugli atti di assegnazione dell’area di Novoleto alla ditta Renovo Bioenergy, società incaricata di realizzare l’impianto.
«Gli “scienziati” che guidano l’amministrazione comunale e quindi il sindaco Baracchini, il vice sindaco Cocchi e il capogruppo Ferri - esordisce con largo uso di ironia Scatena - preoccupati dalla forte protesta dei cittadini e accortisi di avere clamorosamente toppato, cercano di uscire da una grottesca situazione nella quale si sono “amministrativamente” legati mani e piedi alla Soc. Renovo Bioenergy per la costruzione della centrale termoelettrica di Novoleto».
Scatena fa quindi una breve cronistoria della vicenda evidenziando come già il 9 agosto, avesse inviato una diffida alla Provincia e al sindaco di i Lucia Baracchini, con la quale «denunciavo l’incompetenza della giunta nell’assegnazione dell’area e le inadempienze della Soc. Renovo nei confronti del Comune, riguardo al pagamento del lotto e alla consegna della garanzia fideiussoria e quindi l’automatica decadenza dell’assegnazione».
E come la denuncia di queste irregolarità siano state ripetute il 30 agosto e il 25 settembre in due consigli comunali, ed entrambe le volte «la maggioranza l’ha respinta affermando che andava tutto bene. Poi, il 5 ottobre, sindaco, giunta e il capogruppo Ferri, attraverso un comunicato stampa redatto in politichese hanno annunciato alla cittadinanza che gli atti adottati devono “avere il maggior conforto giuridico amministrativo” e quindi hanno invitato gli uffici comunali, (dopo oltre 3 mesi) a fare le “dovute verifiche”. Vogliono far credere alla gente che hanno sbagliato gli uffici e che loro non hanno nessuna responsabilità. Al di là dei tatticismi o delle paure, l’amministrazione comunale conferma sostanzialmente la sua valutazione positiva sulla scelta di voler realizzare la centrale».
Scatena elenca infine gli atti condotti da cittadinanza, comitato e politica per evitare l’installazione dell’impianto: in primis l’invio di ricorsi al Tar contro Comune, Provincia e la Renovo e ad altri 12 enti, «sottoscritti rispettivamente da 20 aziende, da diverse decine di cittadini e dai consiglieri comunali di minoranza».(r.s.)
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