Il dolore
«Facciamo un referendum sulle cave»
Alfredo Mazzucchelli: diamo la parola ai cittadini su come poter avere ricadute di questo bene
CARRARA. «Cittadini di Carrara, riprendete in mano le vostre cave».
Questo lo slogan, di meschiana memoria, usato dal noto imprenditore anarchico, Alfredo Mazzucchelli, in occasione della seconda puntata di “Visitors”, il programma di approfondimento di Ttnews, andato in onda lo scorso venerdì sera. La trasmissione, dal titolo “La montagna e il topolino”, si è incentrata sull’inchiesta della Guardia di Finanza, relativa al nero alle cave ed al reato di evasione fiscale sollevato nei confronti di alcuni imprenditori, brokers e autisti. Di fronte alle lungaggini burocratiche, ai ritardi politici, ed allo stadio ancora aurorale delle indagini, Mazzucchelli ha sbottato, proponendo la costituzione di un Comitato per indire un referendum. «E’ dal 1892 che le Amministrazioni locali non prendono posizioni chiare sulle cave, che, è bene ricordarlo, sono oggetto solo di concessioni temporanee ed onerose». In molti casi, neppure di queste in quanto molti imprenditori si limitano ai soli diritti di escavazione. «Siamo tutti degli azionisti del marmo di Carrara e come tali dobbiamo avere voce in capitolo: lo potremo fare attraverso un referendum confermativo, tutto da impostare, sul perché, il come e il quando delle regole di sfruttamento». Al di là del carattere provocatorio dell’uscita (vedremo se si concretizzerà), è chiaro come l’inchiesta abbia suscitato non poche discussioni a livello politico, sociale e dei responsabili di settore. Assente una rappresentanza dell’Assindustria alla trasmissione, a soffiare sul fuoco della polemica è stata la consigliera dell’opposizione, Claudia Bienaimè (Carrara Bene Comune), la quale ha espresso «tutta la colpevolezza di un’amministrazione che, ogni volta sulle questioni del marmo, riparte dall’anno zero, come nel recente discorso del sindaco per la mancata presentazione del regolamento. Questa indagine - ha aggiunto - è l’occasione per lanciare un grido d’allarme su come viene gestita la città e la sua principale ricchezza e servirà, perlomeno, a riportare il tema in discussione».
Unanime è stato l’invito alla magistratura a fare chiarezza, nonché la denuncia degli scarsi introiti derivanti alla cittadinanza da un marmo unico al mondo. «Si tratta di una risorsa di lusso strappata, senza adeguata contropartita, agli abitanti», ha detto Mirco Felici, presidente della Confartigianto Marmi nazionale, «e sarebbe opportuno pensare a modelli di tassazione diversi da quelli sperimentati, magari imponendoli sul tonnellaggio estratto». Qualcosa di diverso ha, invece, pensato la Bienaimè, per la quale «si potrebbero impostare i futuri bandi di concessione mettendo come requisito la lavorazione in loco di una parte del materiale». Resta il fatto che da oltre un secolo (si ricordi il deputato Vincenzo Giuffrida) si discute di una soluzione del “problema cave” senza essere riusciti ad ottenere i sospirati benefici per la cittadinanza.
Luca Menconi
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